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Pubblicato il: 13 luglio 2020 alle 2:16

La storia del Mondo attraverso le carte geografiche. La resistenza della regione di Aceh

Davide Chierichetti e Annibale Damiano

Nell’ambito del progetto “I viaggi di esplorazione tra diari, mappe, corrispondenza e fotografie d’epoca nelle raccolte della Società Geografica Italiana”,Volontari del Servizio Civile Universale impegnati nella revisione del Catalogo Topografico della Sezione cartografica relativa all’Asia, ci propongono il seguente articolo che ben si inserisce nella nostra rubrica “Viaggiare senza scarpe“.

La carta mostra la città di Banda Aceh durante la Seconda spedizione olandese per la conquista del palazzo del Sultano (in dettaglio), 1873-1874

Il “rinvenimento” nella cartoteca della Società Geografica di una carta ottocentesca che rappresenta la città di Banda Aceh durante l’offensiva olandese, ha destato il nostro interesse verso questa vicenda storica. Stimolati in tal senso ad approfondire l’argomento abbiamo tracciato un breve quadro della travagliata storia recente di quei luoghi.

All’invasione coloniale olandese dell’Indonesia, una regione si oppose più strenuamente delle altre: la regione di Aceh, situata nella parte più settentrionale dell’isola di Sumatra ad ovest del vasto arcipelago.

La penetrazione olandese in Indonesia ebbe inizio fra il XVI e il XVII secolo e protagonista indiscussa fu la Compagnia delle Indie Orientali (VOC), l’ente commerciale che aveva il monopolio su quei territori. Essa proseguirà i suoi traffici con i possedimenti asiatici fino al 1800, anno del suo definitivo scioglimento per bancarotta. Alcuni territori amministrati direttamente o indirettamente dalla Compagnia furono così ceduti all’Inghilterra, altri perduti a seguito dell’invasione dell’Olanda da parte delle armate rivoluzionari francesi nel 1794.

Più tardi, i Trattati anglo-olandesi del 1814 e del 1824 restituirono i vecchi territori coloniali e i relativi diritti ai Paesi Bassi che furono ricostituiti in funzione anti-francese.

Gli olandesi ritornarono così in possesso dell’isola di Giava e di alcune basi commerciali sull’isola di Sumatra. Il passo successivo fu quello di annettere ai propri domini l’intera isola ma è qui che ci furono gli scontri più duri con le popolazioni locali, specialmente con il Sultanato di Aceh che governava su una provincia gelosa della sua autonomia, della sua antica ricchezza (nel 1820 era la prima esportatrice di pepe al mondo) e la cui indipendenza era stata sancita dal trattato anglo-olandese del 1824 e dallo status di protettorato dell’Impero Ottomano.

Carta geografica dell’isola di Sumatra, 1877

Da secoli la religione dominante in questa regione era quella islamica ed il Sultanato era stato fondato nel 1520. Fu così che sin da subito la resistenza all’occupazione olandese si configurò come lotta del mondo islamico all’invasore occidentale infedele, caratterizzando la vicenda di un indissolubile misticismo.

Le belligeranti intenzioni olandesi poterono concretizzarsi dopo il 1871 anno della stipula del trattato di Sumatra con l’alleato inglese che si disimpegnò definitivamente dalla zona: ebbe così inizio la guerra di Aceh.

Nel 1873 ci fu il primo tentativo di sottomissione di Aceh con il pretesto del finanziamento alla locale pirateria che si rivelò però un fallimento anche dal punto di vista delle spese militari; i successivi negoziati di pace a Singapore registrarono l’intromissione del locale console americano e ciò fu visto dagli olandesi come una violazione dei precedenti accordi con gli inglesi e così ritentarono l’attacco.

Il 26 marzo 1873 la spedizione del generale Kohler arrivò a bombardare la capitale (l’odierna Banda Aceh), ma subendo gravi perdite, tra cui la morte del generale stesso, l’offensiva fu costretta a fermarsi imponendo un blocco navale. Il Sultanato di Aceh chiese aiuto nel frattempo all’Impero Ottomano ma inutilmente, mentre gli Stati Uniti a questo punto manifestarono la propria neutralità.

A dicembre del 1873, durante la seconda offensiva olandese guidata dal generale Jan van Swieten, si registrò una violenta epidemia di colera che fiaccò entrambi gli schieramenti. Il Sultano Mahmud Syah morì nel gennaio successivo, non prima di aver fatto ritirare la propria popolazione verso l’interno del Paese.

Gli olandesi occuparono a questo punto il palazzo del Sultano (Kraton) credendo di aver sconfitto il nemico. La risoluzione del conflitto era invece ancora lontana: infatti, fu proclamato il successore di Mahmud Syah e la lotta armata continuò sotto forma di guerriglia nella giungla e nella collina. Gli invasori, in un ideale cambio di strategia, puntarono alla difesa della capitale appena conquistata e del porto della città di Ulisse Lheue, continuando un lento assedio all’intero Paese guidato dal generale van Pel. Il 13 ottobre 1880 dichiararono la guerra finita.

Tuttavia, le azioni di guerriglia e di rappresaglia nei confronti dell’invasore proseguirono e in questa nuova fase guadagnarono sempre più potere, presso la resistenza di Aceh, gli Ulema locali (“Ulebalang”, leader religiosi) i quali, preso in mano il comando militare, amplificarono il messaggio di resistenza servendosi del concetto di “Guerra Santa” contro l’imperialismo occidentale. A tal proposito va detto però che non tutta l’Indonesia musulmana era coesa e schierata dalla stessa parte: infatti, il Gran Mufti di Batavia, Habib Usman Bin Yahya emise una “Fatwa”(responso giuridico) a sostegno dell’azione di guerra olandese.

Si arrivò al 1903 anno in cui il Sultanato di Aceh cessò di esistere dopo la sconfitta del pretendente alla carica Mohammet Dawot. A questo punto la maggior parte del territorio era sotto il controllo del nuovo governo locale instaurato dall’Olanda che però concedeva una certa libertà religiosa dissuadendo così il Sultanato di Aceh dal continuare la logorante lotta armata. Nonostante questo molti oppositori furono costretti a lasciare Sumatra, esiliati nella vicina Malaysia.

Sparute azioni di guerriglia continueranno fino al 1942, anno dell’invasione giapponese che genererà una nuova e ancor più cruenta resistenza fino alla fine delle ostilità.

Nemmeno gli anni seguenti la Seconda Guerra Mondiale vedranno Aceh trovare soddisfazione, ora nei confronti del governo centrale indonesiano a cui l’Olanda arriva progressivamente a trasferire l’autorità nel 1949.

Solo nel 1959 si arrivò ad un accordo per una forma di maggiore autonomia che riguardasse la regione, il tutto dopo diverse sommosse di piazza.

Negli anni ’70 però dopo un aumento del controllo del governo centrale su tutto l’arcipelago, lo status speciale di Aceh è stato privato di significato e in risposta a ciò il giovane movimento di liberazione di Aceh (GAM), guidato da Hasan di Tiro, ha proclamato l’indipendenza e dato inizio ad una nuova lotta armata continuata a singhiozzo fino al 1998, anno delle dimissioni del presidente indonesiano Suharto.

Con la caduta del regime sono emerse le atrocità provocate dall’occupazione militare indonesiana. Si consideri che ad Aceh, fino ad allora, era vietato l’accesso alle organizzazioni internazionali per i diritti umani e persino alla Croce Rossa Internazionale.

Finalmente, il 15 agosto del 2005, si è arrivati alla firma degli accordi di pace fra i ribelli di Aceh e il governo centrale ma solo in seguito ad un altro evento gravissimo che ha investito la regione: il maremoto abbattutosi nel sud est asiatico il 26 dicembre 2004. La catastrofe naturale, infatti, ha convinto i separatisti a dichiarare la cessazione delle ostilità permettendo agli aiuti di raggiungere l’area (una delle più devastate).

Le forze militari indonesiane si sono impegnate ad abbandonare il territorio ed il GAM ha ottenuto il riconoscimento di partito politico in cambio della sua rinuncia all’autonomia.

Per approfondire

Loeb E. M., Heine-Geldern R., Sumatra, its history and people, the archeology and art of Sumatra, Universitat Wienn, 1935;
Graf A., Schroter S., Weiringa E., Aceh, history, politics and culture, Singapore, Institute of southeast asian studies, 2010;
Reid A., An indonesian frontie. Acehnese and other histories of Sumatra, Singapore University Press, 2005.

     

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