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Pubblicato il: 28 aprile 2020 alle 6:44

Dialoghi Milanesi

Incontri tra urbano e rurale, paesaggi che si confondono.

Cristiana Zorzi
Cooperativa Barona, 1950-70, Archivio Mario Cattaneo (fonte: facebook.com/storiadellabarona/)

Cooperativa Barona, 1950-70, Archivio Mario Cattaneo (facebook.com/storiadellabarona/)

Il Naviglio mi vuole anche di notte
come lucciola appesa sui piloni,
vuole che canti le latrine e i bar fumosi
dei miei ponti e io, malgrado tutto,
canto un poeta che è risorto
dalle ceneri inermi di un peccato:
non dimentico mai questo dolore
di essere sgradita alla mia gente.
 Alda Merini, Canto Milano

 

Navigli (fonte: Archivio cartografico della Società Geografica Italiana)

Carta dei Navigli di Emilio Delfino (Cartoteca della Società Geografica Italiana)

Milano è una città di campagna, è sempre stato uno tra i principali comuni agricoli italiani. E forse, solo adesso, ora che i confini urbani sfiorano quelli rurali, ora che dai balconi della Milano sud si possono vedere i prati del parco agricolo, ora che pranzare o svolgere attività in cascina, senza dover nemmeno prendere la macchina per andarci è diventato normale, chi ci abita ne acquisisce la consapevolezza.

Milano si è costruita sull’acqua, chi l’avrebbe detto? Le enormi lastre di marmo di Candoglia, utilizzate per erigere il monumento perlaceo che è il Duomo, non potevano trovare strada più dolce per arrivare al centro della città che cullate dalle acque di un complesso sistema di canali e chiuse messi in comunicazione con i Navigli, accuratamente pensato da Leonardo alla fine del Quattrocento. Questo fatto ci racconta dello “straordinario”, ma anche nell’ordinario Milano dialoga continuamente con questo elemento fluido, e non solo durante gli aperitivi tra i suggestivi tramonti e giochi delle luci che si riflettono

Cartina dell’area nei pressi della Darsena di Milano del 1883 (fonte: vecchiamilano.wordpress.com)

Carta dell’area nei pressi della Darsena di Milano del 1883 (vecchiamilano.wordpress.com)

sui Navigli e sulla Darsena: il sottosuolo milanese, oltre a una ricca presenza di acqua da fontanili e risorgive, vanta moltissimi corsi d’acqua sotterranei; le risaie a sud della città (eh certo, e perché altrimenti il piatto forte sarebbe il risotto alla milanese!) sostentano la sua popolazione da sempre; per non parlare dell’oro rosso della Barona: l’argilla, che si esibisce nelle architetture di tutta la città, tanto che potremmo dire che, la Barona, è ovunque, a Milano.

Il municipio a sud ovest di Milano – il sesto, quello che comprende, per l’appunto, l’area dei quartieri Porta Genova, Giambellino, Lorenteggio e Barona, attraversata dai Navigli, e dove si trova anche Sant’Ambrogio e San Cristoforo – configura le sue geografie in un’affascinante relazione con l’acqua, e attraverso questo dialogo ha preso forma la maniera di abitare questo territorio.

La costruzione del sistema idraulico iniziò nel periodo romano, si sviluppò tra il 1200 e il 1500, e venne utilizzato fino all’Ottocento. Da tempo in questa città si manifesta popolarmente, ma anche politicamente, la volontà di «restituire l’acqua a Milano», invertendo l’intenzione politica delle giunte milanesi dell’ultimo secolo che procedevano coprendo, nascondendo, cancellando il passato fluviale del centro urbano.

Mi spingo troppo oltre i confini del reale se con un esercizio d’immaginazione mi chiedo… come sarebbe spostarsi in barca a Milano? Chissà che, tra i futuri utopici della metropoli lombarda, questa non sia una possibile utopia concreta.

Un tempo la città di Milano era delimitata a quello che ora per noi è solo il centro. All’esterno delle mura spagnole si trovavo una serie di cascine e borghi agricoli che contribuivano al sostentamento della città. Durante il periodo del dominio austriaco, Giuseppe II nel 1782 con decreto dell’Imperatrice Maria Teresa, attuò l’unione amministrativa di questo territorio in ciò che viene denominato comune dei “Corpi Santi”. Una legge impediva la sepoltura dei defunti

Il Naviglio fuori Milano (Naviglio di San Cristoforo), Emilio Gola, 1895, Gallerie di Piazza Scala

Il Naviglio fuori Milano (Naviglio di San Cristoforo), Emilio Gola, 1895, Gallerie di Piazza Scala

all’interno delle mura, e considerando che all’esterno venivano sepolti anche i Santi e i Martiri, fu scelto tale toponimo. Era un vero comune fuori dal comune, una corona che circolarmente racchiudeva la città, una Milano protetta, costruita e nutrita da quelle geografie rurali che ne delineavano i confini.

Il territorio era assai fertile e ricco di acqua che sgorgava da numerosissimi fontanili e veniva sapientemente distribuita attraverso una fittissima rete di canali dai principali corsi d’acqua della zona, permettendo l’esistenza di numerosi mulini. A caratterizzare quest’area è anche la presenza di argilla: prodotto di centinaia di migliaia di anni di sedimentazione glaciale e fluviale, la cui estrazione e lavorazione nelle fornaci ha costituito l’ossatura economica secolare della Barona, e che ha contribuito alla costruzione architettonica della Milano che vediamo oggi (quanti palazzi rossi si innalzano in giro per Milano!). Quest’ultima ha anche portato l’uomo ad ingegnare nuove tipologie di colture per massimizzare la produzione, d’esempio sono le marcite, prati perenni che fornivano fieno tutto l’anno. Queste furono un’invenzione dei monaci benedettini che avevano, tra l’altro, un monastero dove ora sorge la cascina Battivacco. Ancora si possono visitare le antiche cascine, alcune convertite in agriturismi e ristoranti, come quella appena citata: la struttura risale al XI secolo, a due passi dai palazzi, a due passi dalle risaie e dai campi sterminati. Ci si arriva a piedi o in bicicletta lungo una stradina. Si allevano bovini ed equini e si coltivano soia, mais e ovviamente, riso. Proseguendo lungo la stradina tra i campi si giunge alla suggestiva chiesetta campestre di San Marco al Bosco. «Stagione che vai,

Cascina Moncucco, Catasto Teresiano, 1722, Archivi di Stato di Milano (fonte: facebook.com/storiadellabarona/)

Cascina Moncucco, Catasto Teresiano, 1722, Archivi di Stato di Milano

chiesetta che vedi», infatti è in mezzo ai campi, sola, e a seconda del periodo dell’anno può essere circondata da terra arata, da erba verde o “immersa” nell’acqua. La zona era infatti anche ricca di luoghi di culto: conventi soppressi, chiese e cappelle. Molto nota, anche la Cascina Moncucco: integrata nel tessuto urbano e convertita a nuovo uso, è una cascina tra i palazzi; ma potremmo citarne molte altre.

Il comune dei “Corpi Santi” verrà annesso a Milano – dopo anni di lungo dibattito – solo nel 1873, estendendone di molto la superficie e soprattutto aumentandone la popolazione. Una serie di realtà rurali e contadine si ritrovarono ad essere parte integrante del tessuto cittadino da un punto di vista amministrativo, ma diventando nel frattempo la periferia di una grande città, assumendo le problematiche tipiche di queste aree, che soffrono un’amministrazione non più locale, decentrata, e con attenzioni diverse.

- Ragazzi dell'oratorio di SS Nazaro e Celso presso la Cascina Battivacco, 1946 (fonte: facebook.com/storiadellabarona/)

Ragazzi dell’oratorio di SS Nazaro e Celso presso la Cascina Battivacco, 1946 (fonte: facebook.com/storiadellabarona/)

Ma ritornando sulle rive dei corsi d’acqua milanesi… le prime ingegnerie idrauliche furono opera dei romani, ma se prima avevano assunto funzioni di irrigazione e protezione, con il tempo, i Navigli, divennero ambizione mercantile, aprendo il capoluogo lombardo a vie navigabili verso la Svizzera, l’Europa nord-occidentale e nord-orientale e tramite il Po’ verso il Mar adriatico, scopo che soddisfarono dalla fine del XIII secolo. L’ideazione della Darsena – così come indicativamente la intendiamo oggi –  è datata 1603, e realizzata solo nel 1817, si sviluppa adattandosi al perimetro delle mura spagnole, e si tratta di un bacino acqueo artificiale situato nei pressi di Porta Ticinese e utilizzato per l’ormeggio delle imbarcazioni che navigavano i Navigli milanesi: nel 1953 era il tredicesimo tra i porti nazionali per ricevimento merci, poi la sua funzione è cambiata, con la trasformazione da scalo merci a luogo turistico.

Un sensibile incremento nello sviluppo della zona si vede a partire dall’Ottocento e dalla rivoluzione industriale, e all’alba del nuovo secolo il territorio acquisisce, a sfavore della sua vocazione agricola, importanza per l’industria.

Naviglio grande (foto C. Zorzi)

Naviglio grande (foto C. Zorzi)

È negli Sessanta infatti che la zona periferica viene trasformata in quartiere operaio, entrando a tutti gli effetti nel tessuto urbano di Milano. I palazzi rossi della Barona, una delle sue ultime costole, sono l’esempio dell’urgenza di un’edilizia decentrata che potesse accogliere gli operai, dimenticando il suo passato campestre e lasciando spazio a vicissitudini e fatti di tutt’altra natura, che hanno contribuito a creare un’immagine poco sicura della zona.

Solo sul finire del secolo, in seguito a delle politiche sociali e urbanistiche generali, le aree industriali vengono convertite in zone residenziali, ospitando commerci, università, servizi, associazioni.

Piazza delle Donne Partigiane, Barona (foto C. Zorzi)

Piazza delle Donne Partigiane, Barona (foto C. Zorzi)

Associazioni, in particolar modo, che si prendono cura di questa identità storica della periferia agricola sud di Milano, dei navigli e della loro bellezza, un luogo dove urbano e rurale s’incontrano, si parlano, s’intrecciano. Un’identità liquida, che persiste nel mostrare i segni di un passato che ha fatto la Milano di adesso sul dolce scorrere melodico dell’acqua.

 

 

CURIOSITÀ

La Chiesa di San Cristoforo è una bellissima architettura composta da due chiesette affiancate, una precedentemente era una cappella. Fu ricostruita nel 1192 e fu ampiamente rimaneggiata nel Trecento, affiancandole anche un ospedale per i pellegrini. La chiesa di destra, detta Cappella Ducale risale al XV secolo e fu eretta per volere di Gian Galeazzo Visconti per la fine della peste del 1399, per questo è dedicata al santo protettore degli infermi e degli appestati. Questa chiesa è quella di Milano che conta più matrimoni all’anno.

Carnevale in transito sul Naviglio Grande presso la chiesa di San Cristoforo, anni 50 (fonte: facebook.com/storiadellabarona/)

Carnevale in transito sul Naviglio Grande presso la chiesa di San Cristoforo, anni 50 (fonte: facebook.com/storiadellabarona/)

Ogni inverno a Milano, sin dal 1895, si celebra un rito detto cimento invernale, un’antica tradizione meneghina. Ancora oggi durante i “giorni della merla”, sotto gli sguardi increduli dei milanesi, intrepidi nuotatori si tuffano nelle acque gelide del Naviglio Grande proprio nei pressi di San Cristoforo e gareggiano per 250 metri.

Palazzi rossi della Barona nei pressi di Piazza Enzo Paci (foto C. Zorzi)

Palazzi rossi della Barona nei pressi di Piazza Enzo Paci (foto C. Zorzi)

Fino a qualche anno fa, piazza Enzo Paci, tra i palazzi rossi della Barona, al centro della quale di erge, nel mezzo di una fontana, una scultura di Igor Mitoraj, non era riconosciuta da Google Maps.

Tra le strade della Barona, nelle piazze dei palazzi rossi, tra le mura del Barrio’s (uno dei più attivi centri di aggregazione giovanile di Milano), sono cresciuti artisti, cantanti e musicisti milanesi, come Marracash che vi ha girato il video del suo pezzo Badabumchacha, il quartiere compare anche nei videoclip dei Club Dogo feat Ensi e di Guè Pequeno. Questo video mostra come queste forme d’arte siano le preferite dai suoi giovani abitanti.

UN “CORTO” SULLA BARONA

Figli della Strada racconta la storia di un territorio di confine attraverso lo sguardo di una nuova generazione di artisti che si fa portavoce di un comune senso di inadeguatezza. Ambientato nel quartiere della Barona, a sud di Milano, esprime quel bisogno del «diritto alla città», che si manifesta nelle geografie di una periferia urbana, che più che cambiare lei nel tempo, fa «cambiare la gente che vi abita». 

Anche una serie di produzioni cinematografiche sono ambientate in questo quartiere: il primo è girato negli anni Sessanta, e si tratta de I girasoli, con protagonisti Sophia Loren e Marcello Mastroianni; il film Senza filtro, del 2001, con protagonista l’ex cantante degli Articolo 31, J-AX, è ambientato qui; infine, nel 2003 è stato prodotto un film indipendente, Fame chimica, con l’intento di raccontare le problematiche della vita giovanile nella periferia milanese.

RINGRAZIAMENTI

Si ringrazia il Dipartimento degli studi umanistici dell’Università IULM di Milano per aver reso disponibile il materiale video.
Un ringraziamento speciale a Stefano Tosi, autore del libro Da Milano alla Barona. Storia, luoghi e persone di questa terra, per aver condiviso la sua profonda conoscenza di questo complesso territorio.

Grazie di cuore a Omar, Devis e Christian, per la loro arte, per il loro spirito. E grazie a Emilio Mazza e  Marco Maggioli, per avermi portata alla scoperta di questi luoghi.

BIBLIOGRAFIA

Comune di Milano, Cascine del Comune di Milano: proposte per un Piano di recupero e valorizzazione, Editore Milano, 1977.
Stefano Tosi, Da Milano alla Barona. Storia, luoghi e persone di questa terra , II edizione, Lulu editore, 2016
Denti, A. Mauri e M.P. Belski, Milano. L’ambiente, il territorio, la città, Firenze, 2000.

SITOGRAFIA

http://lombardiabeniculturali.it/
https://www.stefanotosi.net/storia-della-barona
https://vecchiamilano.wordpress.com
http://www.naviglilombardi.it
https://www.facebook.com/storiadellabarona/
http://www.arcipelagomilano.org/archives/36622
http://www.storiadimilano.it/citta/corpisanti/corpi_santi.htm