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Pubblicato il: 1 ottobre 2020 alle 7:10

Pionieri italiani in Alaska. La spedizione del Duca degli Abruzzi al Monte S. Elia nel 1897.

Filiberto Ciaglia
) Vittorio Sella, Passaggio difficile per la slitta nella discesa sul lato sinistro del basso Ghiacciaio Seward, Alaska. 1897. Foto della Fondazione Sella onlus

Vittorio Sella, Passaggio difficile per la slitta nella discesa sul lato sinistro del basso Ghiacciaio Seward, Alaska. 1897. Foto della Fondazione Sella onlus

Fu così che nel febbraio del 1897 il Duca iniziò a porre le basi della spedizione, documentandosi con accuratezza su clima e distanze, attingendo le informazioni dai resoconti delle precedenti spedizioni e intrattenendo rapporti epistolari con esploratori che vi parteciparono in prima persona. L’equipaggiamento rappresentava la principale preoccupazione giacché gli alpinisti sarebbero rimasti isolati per un paio di mesi, lontanissimi da ogni centro di rifornimento, tra ghiaccio e tempeste di neve.

Nel maggio del 1897, i membri della spedizione lasciarono l’Italia alla volta del continente americano, salutati da un centinaio di persone che facevano ressa dinanzi alla stazione di Porta Nuova a Torino. In compagnia del Duca degli Abruzzi partirono il tenente Umberto Cagni, il presidente della sezione torinese del Club Alpino Italiano Francesco Gonella, il dottor Filippo De Filippi, il fotografo Vittorio Sella, quattro guide alpine e il portatore Erminio Botta. Sbarcati a New York dalla nave “Lucania”, attraversarono gli Stati Uniti in treno fino al porto di Seattle, ove si imbarcarono verso la città di Sitka, in Alaska. Da

Sulla vetta del S. Elia

Sulla vetta del S. Elia

qui proseguirono via nave verso nord, compiendo frequenti escursioni e piccoli scambi con i popoli nativi, finché raggiunsero la città di Yakutat, prima di inoltrarsi nell’entroterra selvaggio. La progressione spinse il team sul ghiacciaio Malaspina prima e in un secondo momento nella Valle di Newton, da dove osservarono il crinale nord orientale del S. Elia, la via stabilita per raggiungere la vetta. Un primo tentativo del 19 luglio fallì a causa di un’illusione ottica: l’aria particolarmente tersa ingannò gli esploratori avvicinando solo apparentemente il punto d’arrivo, portando il Duca a cadere nel tranello della sottostima delle distanze che già aveva compromesso scalate passate. Alle undici di sera del 30 luglio la spedizione intraprese l’attacco finale alla cima, così descritto dal dottor Filippo De Filippi nel resoconto dell’impresa:

  “All’improvviso vediamo il Petigax ed il Maquignaz, che camminano alla testa, tirarsi da parte, cedendo il passo al Principe. Il culmine estremo è dinanzi a loro, a pochi passi. S.A.R si avanza fra essi e mette il piede, primo, sulla vetta del Sant’Elia, mentre noi accorriamo ansanti, trafelati, per unirci al suo grido di trionfo.
Urrà per l’Italia e per Savoia!”

Ai piedi della morena del Malaspina

Ai piedi della morena del Malaspina

Tornati a Yakutat, dopo una lunga e faticosa discesa, gli alpinisti si riposarono “attorniati dai canotti pieni di indiani curiosi […] il tempo era un incanto e le superbe catene rifulgevano in una profusione di luce e di sole”.

Arrivarono a Seattle il 27 agosto e dissero addio all’oceano, su un treno che non riprese la via dell’andata, ma passò per il Canada, dagli straordinari paesaggi della Columbia Britannica alla regione dei Grandi Laghi.

La carovana si sciolse a Londra l’11 settembre del 1897 “dopo quattro mesi di vita comune, resa più intima dalle lotte combattute, dagli ostacoli vinti, dai disagi sopportati e dalla soddisfazione della meta raggiunta insieme”.

La Società Geografica Italiana custodisce il diario originale di Filippo De Filippi, redatto nei tempi di quiete delle notti in tenda, delle traversate oceaniche e dei viaggi in treno. Molti dei membri di quella spedizione seguirono il Duca degli Abruzzi prima verso il Polo nel 1899 e poi tra le altre grandi catene inesplorate del pianeta, negli anni che precedettero lo scoppio della Grande Guerra.

Per approfondire:

DE FILIPPI, F., La Spedizione di S.A.R. il duca degli Abruzzi al monte Sant’ Elia. Alaska, Ulrico Hoepli, 1900;
SPERONI, G., Il Duca degli Abruzzi, Milano, Rusconi, 1991.