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Pubblicato il: 8 aprile 2020 alle 7:58

Sulle tracce del lago: storia del Fucino

Sara Carallo
Piana del Fucino Foto di Claudio Parente

Piana del Fucino Foto di Claudio Parente

Oggi la Società Geografica Italiana vi fa rivivere un paesaggio ormai scomparso e che attraverso le fonti iconografiche e bibliografiche conservate nei nostri archivi siamo riusciti a ricostruire.

Si tratta del leggendario Lago del Fucino…ne avete mai sentito parlare?

“Alcuni anni addietro io percorsi un bel tratto di quella svizzera italiana, e ne rimasi incantato. Di rado incontrai altrove paesaggio così grandioso come quello che dalle falde del Velino si stende al lago di Fucino che fu fulgida gemma incastonata nel cerchio delle più splendide montagne…” (Palmiro Premoli, 1896, p. 163)

L’antico lago del Fucino, chiamato anche lago di Celano, è stato dall’antichità fino al secolo scorso, l’elemento caratterizzante della regione marsicana, una sub-regione abruzzese situata nell’Appennino centrale. Fino al suo prosciugamento, il Fucino era senza dubbio uno dei più grandi laghi carsici della penisola italiana e il terzo lago d’Italia per estensione (di forma ellittica, si estendeva per ben 150 kmq).

Canali del Fucino Foto di Claudio Parente.

Canali del Fucino Foto di Claudio Parente

Privo di efficienti immissari e con insufficienti e incostanti emissari esterni, il lago Fucino andava incontro facilmente a forme di impaludamento creando i presupposti per l’insorgere di un ambiente a rischio per l’uomo, soprattutto sotto il profilo sanitario. È questo uno dei motivi che spinse i romani, fin dal VII secolo a.C., a costruire un emissario sotterraneo artificiale lungo 6.560 metri per migliorare il deflusso delle acque. Tentativi riusciti solo in parte, seppure tecnicamente e ingegneristicamente validi, che furono ripresi un secolo dopo, nel 1875, dal principe Alessandro Torlonia che ricalcando le stesse strutture impostate dai romani, portò a termine il prosciugamento.

Vecchi casolari

L’alveo prosciugato fu diviso in 497 appezzamenti di 25 ettari ciascuno e distribuiti ai numerosi coloni giunti dalle montagne abruzzesi, dalle Marche, dalla Romagna e dal Veneto. Solo 2500 ettari furono dati come compenso ai comuni rivieraschi e ai privati.

Il paesaggio marsicano dopo il prosciugamento del lago Fucino risultò totalmente stravolto.

Emidio Agostinoni lo descrive così, con una punta d’ironia, all’inizio del Novecento:

“…Sono le vie dritte alberate che finiscono agli occhi nostri in un punto solo prima di giungere alla fine, sono i prati verdi asciutti e irrigui, sono i campi coi cereali giganti, le piante stanche per troppo peso, le razze di cavalli, di buoi, di pecore, di polli mai visti, create da Fucino per Fucino soltanto! Tutto assume colà forme inverosimili, mostruose, paradossali, tutto sembra proporzionato alla vastità del latifondo: i buoi e le loro corna, le cesoie a macchina per le pecore e una famiglia di trebbiatrici per il grano, un esercito di aratri di ferro e le forme di cacio, le barbabietole e le patate e quant’altro produce quella piana fresca e friabile…” (Agostinoni, 1908, pp. 43-44)

PianaFucino_FotoClaudioParente

La presenza di un invaso lacustre, come era quello del lago Fucino, contribuisce a rendere il clima locale di una zona più mite, regolarizzando le stagioni e attenuando le temperature più estreme. Il lago Fucino, pur se poco profondo, moderava il clima della regione, attenuando i venti freddi e violenti e contribuendo alla creazione di un microclima favorevole all’insediamento di vegetazione spontanea, colture agricole, avifauna e fauna tipiche di climi più temperati.

Palmiro Premoli ci descrive esaurientemente la situazione climatica della conca poco dopo il prosciugamento:

“…molestia se non danno alla salute arrecano i venti di tramontana, freddi e gelati, i quali passano fischiando sui monti nevosi: portano essi nocumento, però, in primavera, ai campi, alle piante da frutto, specialmente agli olivi che affliggono con le gelate e con le brine. Inoltre, nelle valli predominano le nebbie, e d’estate il calore è intenso, soffocante, quando spira lo scirocco…” (Palmiro Premoli, 1896, p. 166).

Laghetto di Ortucchio Foto Claudio Parente

Laghetto di Ortucchio Foto Claudio Parente

L’unico relitto dell’antico lago, che ha conservato varie piante dell’originaria vegetazione lacustre è il laghetto di Ortucchio. Si tratta di un lago con portata variabile ed alcuni anni rimane totalmente prosciugato. Il laghetto riveste un’importanza scientifica ed ecologica notevole in quanto in esso sono presenti oltre 80 entità, tra cui vegetazione idrofita ed alofita, piante che radicano sulle sponde, esemplari della flora dell’antico lago.

La piana del Fucino nel 2013 si è trasformata in un grande set cinematografico per le riprese dirette dalla regista Linda Parente del film “Polvere di lago” tratto dal romanzo di Francesco Proia che racconta proprio la storia del prosciugamento del lago del Fucino.

 

Fonti bibliografiche o sitografiche dove poter leggere di più individualmente

Copertina catalogo AbruzzoVi segnaliamo il “Catalogo digitale del materiale bibliografico e cartografico relativo all’Abruzzo”, selezionato dalle raccolte conservate nella Biblioteca e nella Cartoteca della Società Geografica Italiana (disponibile in pdf).

Il catalogo nasce dalla consapevolezza che la valorizzazione di tale patrimonio costituisce un contributo alla riscoperta della storia sociale e culturale, nonché all’approfondimento di alcuni aspetti della vita politica ed economica di questa regione.

Il catalogo è diviso in due sezioni, bibliografica e cartografica.

Nelle raccolte iconografiche della Società Geografica Italiana, in particolare, dal Fondo Mario Fondi (http://www.archiviofotografico.societageografica.it/index.php?it/163/fondo-mario-fondi) e Fondo Elio Migliorini (http://www.archiviofotografico.societageografica.it/index.php?it/163/fondo-mario-fondi) potete trovare molte altre immagini storiche della Conca del Fucino.

Vi segnaliamo, inoltre, la carta di Giovanni Battista da Cassine, Provincia Aprutii, tratta da Chorographica descriptio Provinciarum, et Conventuum FF. Min. S. Francisci Capucinorum.

Giovanni Battista da Cassine, Provincia Aprutii, carta geografica tratta da Chorographica descriptio Provinciarum, et Conventuum

Testi di approfondimento:

AGOSTINONI E., Il Fucino, collezione di monografie illustrate serie “L’Italia artistica”, Bergamo, 1908, pp. 2-44.
ALMAGIÀ R., La Marsica. Contributo al glossario dei nomi territoriali italiani, BSGI, fasc. III e fasc. IV, Roma, 1910, 34-36.
BRISSE A., DE ROTROU L., Prosciugamento del lago fucino fatto eseguire da sua eccellenza il principe Alessandro Torlonia, descrizione storica e tecnica in 2 voll. e un atlante Roma, Tip. Poliglotta della S.C. di Propaganda Fide, 1876.
BURRI E., Storia di un lago. Il Fucino in Abruzzo, Terra 3/10, Roma, 1990, pp. 42- 45.
BURRI E., Sulle rive della memoria. Il lago Fucino e il suo Emissario, con la collaborazione di Adele Campanelli, Carsa Edizioni, 1994.
DE RIVERA A., Progetto della restaurazione dell’emissario di Claudio e dello scolo del Fucino, Napoli, Tip. del Fibreno, 1836.
GREGOROVIUS F., Passeggiate per l’Italia, Roma, Ulisse Carboni-Libraio Editore, 1907, pp. 406, 418-428.
HASSERT K., Il presente e il passato del lago di Fucino,traduzione dal tedesco di L.F. De Magistris, in Rivista Abruzzese, Teramo, Tip. del corriere abruzzese, 1898, pp. 3-21, 79-85, 128-136, 265-273, 315-320.
LAMPANI G., Il lago fucino e l’agro romano: notizie e carte illustrative, Roma, Tip. Sinimberghi, 1881, pp. 1-11.
PREMOLI P., L’Italia geografica illustrata adorna di finissime incisioni corredata dalle carte geografiche delle regioni compilata sui più recenti documenti da Palmiro Premoli vol. I-II, Milano, Società editrice sonzogno, 1896, pp. 162, 166.
PROIA F., Polvere di lago, Anfiteatro editore, 2013.