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Pubblicato il: 16 aprile 2020 alle 7:11

Le inquietudini della Serenissima

Barbara Brollo
Giuseppe Rosaccio, Viaggio da Venetia a Costantinopoli,1598

Giuseppe Rosaccio, Viaggio da Venetia a Costantinopoli,1598

Venezia è una delle città più iconiche e famose del mondo. La Serenissima. Bella da morire. Davvero, purtroppo. Capitale dell’amore, è uno dei luoghi privilegiati per l’osservazione della contemporaneità. Talmente unica che può sembrare difficile generalizzare quello che vi succede, ma è comunque un laboratorio indicativo e sicuramente interessante. Di particolare ha molto: principalmente la morfologia, l’essere un grande centro storico e un’isola allo stesso tempo, anche l’essere capoluogo di una regione molto produttiva e che investe in infrastrutture viarie che semplificano il suo collegamento, rendendola raggiungibile da tutto il mondo, caratteristica non comune a molte altre meraviglie italiane. Unica tra le città turistiche per nebbia e acqua alta, è invece in buona compagnia tra le mete sconvolte dal mordi e fuggi.

Repubblica marinara, crocevia di commerci, patria di uno dei più celebri viaggiatori della storia, Marco Polo, Venezia vive da secoli nello scambio culturale ed ha saputo farne tesoro. Ne è un esempio l’architettura con forti influenze arabe, dai luoghi più centrali, quali il Fondaco dei Turchi, attualmente sede del museo di storia naturale, e l’arci nota Piazza di San Marco, alle piazze meno note, agli edifici di culto delle principali isole minori, Murano e Torcello, ai comuni e ricorrenti archi bizantineggianti, che influenzano poi il gotico veneziano e decorano frequentemente le facciate cittadine. Come scrive lo storico dell’arte Francesco Cicognara “un Alessandrino era meno straniero a Venezia di un Lombardo”. Uno dei luoghi attualmente più celebri della città, con un’evidente influenza straniera, è la collezione Guggenheim, che fa di Palazzo Venier dei Leoni un museo minuto ma tra i più importanti in Europa nel campo dell’arte della prima metà del Novecento. Un altro importante caso di incontro tra arte e multiculturalità è la celeberrima Biennale, esposizione che da fine Ottocento ospita padiglioni di decine di Stati diversi.

Acqua alta in piazza San Marco. Cartolina dall’Archivio fotografico SGI

Acqua alta in piazza San Marco. Cartolina dall’Archivio fotografico SGI

Nonostante questa apertura all’esotico che l’ha resa una città cosmopolita in tempi non sospetti, Venezia è una città che ora stenta a resistere. Sarà il flusso troppo forte, che certo non si fermerà con i tornelli. Ma sarebbe ingiusto dare tutta la colpa ai turisti. Innanzitutto è bene ricordare che le sorti di Venezia sono legate alla parte del Comune che si trova sulla terraferma. Nonostante i riflettori siano totalmente puntati su di essa, la città insulare (comprensiva delle varie isole) occupa appena 1/15 della superficie totale e conta con il 20% della popolazione, mentre vent’anni fa la proporzione era del

25%. Il movimento è doppio: si spopola il centro insulare, ma si spopola anche il Comune nel complesso. Come dicevamo, le vicende di Venezia vanno considerate nella dualità del suo territorio che ospita non solo il Ponte dei sospiri e la Piazza San Marco, ma anche il petrolchimico di Marghera, una delle zone industriali più importanti d’Italia.

Punta della salute. Foto aerea, 1922 ante. Album “L’Italia vista dall’alto” dell’Archivio fotografico SG

Punta della salute. Foto aerea, 1922 ante. Album “L’Italia vista dall’alto” dell’Archivio fotografico SGI

L’area, nota come Porto Marghera, si estende per 200 ettari e si trova a soli 5 km in linea d’aria dalla celebre isola. Nata nel 1919, è stata uno dei fiori all’occhiello dell’economia italiana ed europea, soprattutto nei settori della chimica e della lavorazione del petrolio. Nel 1965 arriva ad occupare 33.000 persone (Mannino, 2015). Negli anni Ottanta inizia il declino. Le cause sono varie: dinamiche di deindustrializzazione dei Paesi occidentali a favore del Sud del mondo e decremento generalizzato del settore chimico; opportunismo delle multinazionali e oggettive difficoltà burocratiche nell’investire in Italia; fattori interni al cluster, in cui l’intensa complementarietà -se non simbiosi- di diverse imprese che generava un mix vincente di input e output viene meno con l’abbandono del sito da parte di alcune grandi imprese (Mannino, 2015). Nel frattempo l’area di Mestre e Marghera è stata fittamente urbanizzata. Aree fino a pochi decenni prima paludose, malsane e da ogni punto di vista depresse sono diventate luogo di estrazione di rendita fondiaria. L’isola di Venezia è diventata “una sorta di periferia storica di sé stessa, appendice monumentale di un sistema metropolitano in espansione”(Salerno, 2018). Altresì, sempre secondo lo studioso Salerno, “Il ciclo della grande industria ha avuto vita breve ma pesanti conseguenze sulla struttura fisica e socio-economica della città, portando ad un apparentemente irreversibile spostamento del baricentro cittadino verso i nuovi insediamenti e accompagnando l’apparentemente inarrestabile declino demografico della Venezia storica.”

Nave da crociera di fronte a piazza San Marco. Foto di Andrea Merola-EPA

Nave da crociera di fronte a piazza San Marco. Foto di Andrea Merola-EPA

La vera crisi è quella sociale e ambientale. Economicamente la zona industriale non è lo “splendore” di una volta ma lavora, facendo dell’area metropolitana di Venezia uno dei principali poli produttivi di una delle regioni più ricche d’Italia. L’economia è tornata ad andare bene anche nell’isola, dove il turismo la fa da padrone. Si dorme negli hotel della terraferma per risparmiare, si attraversa l’atmosfera unica della laguna, con un treno sospeso sull’acqua o con un carissimo barchino, si morde e si fugge da uno dei luoghi più incantevoli del mondo, che ha la pelle dura dopo secoli di storia, ma che visibilmente soffre di tutto questo mangia mangia.

Approfondimenti:

Casson F. (2007) La fabbrica dei veleni, Storie e segreti di Porto Marghera, Sperling e Kupfer, Milano.
Ricostruzione del processo che ha coinvolto alcune aziende operanti nell’area industriale di Marghera, per la morte di più di un centinaio di lavoratori dovuta alle sostanze tossiche trattate senza le dovute precauzioni;

Mannino I. [et al.] (2015), The decline of eco-industrial development in Porto Marghera, Italy, Journal of cleaner production, vol. 100, pp 286-296
Articolo scientifico, in inglese, sulle vicende di Porto Marghera. Oltre alla ricostruzione storica, corredata da interessanti dati riguardo l’occupazione e l’imprenditorialità, si parla delle prospettive e delle difficoltà della riconversione del sito in un sito produttivo a minor impatto ambientale;

Salerno G. M. (2018), Estrattivismo Contro Il Comune. Venezia e l’economia turistica, ACME: An International Journal for Critical Geographies, vol. 17 (2), pp 480-505.
Articolo sul turismo a Venezia scritto da un componente dell’Osservatorio civico indipendente sulla casa e sulla residenzialità, dottore di ricerca presso La Sapienza. Era previsto come relatore al convegno “Scenari e soluzioni per l’iper-turistificazione in Italia” che si sarebbe dovuto tenere presso la Società Geografica Italiana il 20 marzo e che è stato rinviato a causa dell’emergenza sanitaria. In attesa di poterlo avere come nostro ospite, ecco un suo importante contributo sul tema;

Vianello M. (2016) The “No Grandi Navi” Campaign, in Claire Colomb & Johannes Novy (eds), Protest and Resistance in the Tourist City, Routledge, London, pp. 171-90.
Saggio breve sul movimento contro il passaggio di navi da crociera e, più in generale, in difesa della città e del sistema ambientale lagunare;

Donpasta. Omaggio A Venezia. Baccalà Mantecato da Marisa” il titolo di questo breve video che ci parla, con forte accento, di storia, aspetti sociali e di cultura enogastronomica tradizionale.