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Pubblicato il: 2 novembre 2020 alle 5:03

LA STRAORDINARIA GLACIAZIONE DEL LAGO DEL FUCINO NEL 1682

Filiberto Ciaglia

Edward Lear, Lago di Fucino, Londra, 1846

In un documento del 1682 custodito nel Museo Civico di Cerchio (Aq)[1], si fa riferimento ad un inverno particolarmente rigido che colpì la Marsica e portò al congelamento del Lago del Fucino, che iniziò “il giorno prima di S. Antonio Abbate durando detto Laco giacciava due mesi continui cioé fu sino a quindici di marzo“.

Due mesi di freddo polare ghiacciarono le acque del lago, dunque, con enormi ripercussioni sui guadagni dei pescatori locali, i quali per l’intero periodo non furono in grado di “pescare né entrare con barghe à detto laco“.

La Piana del Fucino nel secolo XIX

Una soluzione fu trovata da alcuni cittadini di Ortucchio, che alla stessa maniera dei popoli Inuit nel Circolo Polare Artico pensarono di perforare lo strato di ghiaccio. Si incamminarono sulla superficie lacustre congelata e andarono a pescare “senza barghe e spezzando il ghiaccio con l’accette facendo il buco à modo di seppolture di dove avevano detto pesce

Un altro dato interessante è quello relativo ad alcuni abitanti di Trasacco, che sfidarono il ghiaccio riuscendo in una traversata del lago fino a San Benedetto dei Marsi, percorrendo lo stesso itinerario nel viaggio di ritorno, un evento la cui eccezionalità è sottolineata nel documento, che fa presente quanto non si avesse notizia di un attraversamento su ghiaccio del Fucino “da Nostri Trapassati”. Il rischioso cammino sottolinea la temerarietà di quei conterranei, che in quel frangente sperimentarono insidie paragonabili a quelle dei primi esploratori europei che, proprio in quel periodo, visitavano le terre oltre i 66° di latitudine Nord del continente americano, dando vita alla plurisecolare sfida ai ghiacci artici. Per quel che riguarda la rigidità eccezionale dell’inverno del 1682, essa può in qualche modo essere connessa ai freddi insoliti che caratterizzarono l’Europa del XVI e XVII secolo, inscritti nel periodo che prende il nome di “Piccola Età Glaciale. Sarebbe interessante, in questa direzione, coinvolgere climatologi e storici del clima. Ad ogni modo, la Piccola Età Glaciale è un periodo caratterizzato da sbalzi climatici ricorrenti, con inverni molto rigidi testimoniati dalle rappresentazioni pittoriche di artisti del tempo, i quali realizzarono opere raffiguranti città e località europee con fiumi e laghi congelati. Uno dei limiti interpretativi del fenomeno, da un punto di vista geografico, è l’affidamento alle soli fonti pittoriche realizzate esclusivamente da artisti europei che permette di trarre conclusioni relative ad un’area dell’emisfero boreale, congiuntamente a quella del Nord America interessata dai resoconti degli esploratori, in modo particolare britannici, impegnati, in quegli anni, alla ricerca del Passaggio di Nord Ovest.

La Piana del Fucino oggi

Nella visione della maggior parte degli storici del clima, dunque, occorre guardare al periodo in esame non come un’epoca di freddo continuo, ma piuttosto come un arco di tempo di fluttuazioni climatiche considerevoli. Lo studioso Le Roy Ladurie (2004) ha evidenziato i periodi dell’età moderna caratterizzati da freddo persistente, e tra gli archi di tempo d’interesse figura quello compreso tra il 1674 e il 1682[2], che potrebbe essere connesso alla glaciazione straordinaria in esame del Lago del Fucino.


[1] Il documento rientra in una cronologia di atti, per lo più di natura amministrativa, trascritta e informatizzata dallo studioso Fiorenzo Amiconi, fondatore del Museo Civico di Cerchio.

[2] Le Roy Ladurie, E., Canicules et Glaciers – Histoire humaine et comparée du climat, Paris, Fayard, 2004.