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Leg.Geo – CHE COS’È UN FIUME? di Monica Vaicenavicyené

Cristiana Zorzi

Sono cresciuta in riva ad un fiume.
Credo sia la storia di tanti.

I fiumi attraversano le città… o sono gli insediamenti (e gli insediati), ad attraversare i fiumi?

Ponti sui quali passare, fermarsi, sentire (del sentimento, e ancora più strettamente nel senso del “patico”, dunque sentire attraverso i sensi, che coinvolgono un universo emotivo), immaginare…

Costruire, abitare, pensare (Heidegger, Saggi e Discorsi, 1976).

Che cos’è un fiume? Forse, potremmo dire: una matrice geografica.
Reclus, anarchico e sentimentale, descrivendo abilmente – con tutti gli aggettivi, i paragoni, i colori, le forme, le immagini necessari – la storia di un fiume, anzi di un ruscello (Histoire d’un ruisseau, 1869), ci ha regalato un libro che è un caleidoscopio: quante sono le prospettive di un fiume, da dove si deve osservare un fiume, quante storie intrecciano i fiumi?

Questo non è un libro per bambini: è un libro per tutti.

E questo non è nemmeno solo un libro, secondo me. Se per libro intendiamo un oggetto fatto di una copertina e delle pagine di carta, con dentro scritto o disegnato qualcosa, che si sfoglia, si legge e si guarda, si cerca di capire.

Allora, questo, è anche un libro, e più precisamente: un libro di Geografia.

Ma, oltre ad essere un libro, è un po’ una porta di accesso ad una Wunderkammer, perché è un libro fatto, e che si fa, di immagini immaginate, di immaginari.

Del resto, lo diceva Dardel: «chi ha ragione qui, una scienza che tende a ridurre il mondo a un meccanismo, o un’esperienza vissuta che considera il mondo esterno come un fenomeno? E come rifiutare, considerandole ingannevoli e niente più, le tante apparenze che fanno del nostro incontro con questi confini dello spazio umido e dello spazio aereo, entro i quali danzano leggermente riflessi, ombre, evanescenze, nebbie che armonizzano la nostra sensibilità col “fantastico” del mondo?» (L’uomo e la Terra, 1952, trad. it. 1986, p. 28).

Allusivo e mai esaustivo, ogni sua pagina è un bouquet (per prendere in prestito un’espressione francese che si legge sovente negli scritti sulla Ritmanalisi di Lefebvre) di suggestioni.

Non credo sia colpa di una fervida immaginazione, se da ogni pagina saltano fuori forme, colori, suoni, profumi… piuttosto, credo sia merito di una scrittura e una mano leggere, che si prodigano ad introdurlo, il fiume, ma poi lo lasciano fare, che faccia il suo corso, che racconti le sue storie…

(Ogni volta che lo si apre – e lo si riapre – storie nuove, diverse, infinite).

Che ci attraversi. Perché ci attraversano, i fiumi.


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