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Mercoledì Fotografico – La città incantata di Sana’a. Lo Yemen negli scatti di Renzo Manzoni

Sana’a, città incantata dello Yemen occidentale che desta lo stupore d’ogni turista, è un insieme di case torri merlettate, architetture antiche che ne preservano il senso di città sospesa nel tempo. Pasolini, che lì si trovò per realizzare alcune riprese del Decameron, finì per innamorarsi delle sue mura e le immortalò in un documentario che rappresentò una nuova svolta alla corsa per la tutela del patrimonio dell’umanità. Il corto fece breccia al punto che la città, nel 1986, entrò nel novero dei beni protetti dall’UNESCO.

A Sana’a l’italiano più conosciuto dalle guide turistiche è Renzo Manzoni, nipote del celebre Alessandro Manzoni. Egli viaggiò tra i vicoli della città vecchia nella seconda metà degli anni ’70 del XIX secolo, e attraverso articoli e fotografie, i primi pubblicati nel Bollettino della Società Geografica Italiana e le seconde custodite dall’Archivio fotografico del medesimo sodalizio, ha lasciato una delle prime testimonianze europee dello Yemen, allora «visitato solo in qualche parte e da pochissimi viaggiatori».

La fotografia, scattata nel 1877, è una carta all’albumina.

Questa tecnica ha per supporto un foglio di carta molto sottile ed è raro trovare fotografie che non siano state montate su cartoncino, poiché tendevano ad arrotolarsi. La carta albuminata fu inventata per dare maggiore qualità e stabilità all’immagine nel tempo, ma questo procedimento fu penalizzato dall’azione della luce sull’albume che, combinata con l’umidità e altri agenti atmosferici, causava un forte ingiallimento. Per ovviare a questo problema, prima di essere ricoperte dallo strato di albume, venivano trattate con coloranti sintetici, in genere rosa, azzurro o violetto, a seconda dei generi che sia ritratto o paesaggio. Ma le stampe colorate sono anch’esse molto instabili all’umidità e all’aria e devono essere esposte solo a livelli di illuminazione molto bassi per evitare che la tinta svanisca.


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