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Mercoledì Fotografico – L’Australia profonda negli scatti di Charles Henry Kerry

Charles Henry Kerry nacque a Bombala, cittadina capoluogo dell’omonima contea nell’Australia sud orientale, da padre inglese e madre nativa australiana. Fu educato nella sua città e a Sidney, finché a 17 anni entrò a far parte dello studio fotografico di Alexander Henry Lamartiniere, ove comprese che l’arte della fotografia sarebbe divenuta il suo destino. Nel 1885 gli fu chiesto di preparare una mostra per l’esposizione coloniale del 1866 a Londra relativa a ritratti aborigeni e immagini riguardanti il corroboree, l’evento nel quale gli indigeni interagivano attraverso la danza con il Tempo del Sogno. Dal governo venne in seguito incaricato di realizzare delle fotografie nelle Yarrangobilly Caves, grotte localizzate in una regione carsica di 12 chilometri e note agli europei dal 1843, in tale occasione scoprì egli stesso una caverna ancora sconosciuta cui diede il nome di Jersey in onore del governatore.

Quello di Kerry rappresenta con ogni probabilità il ritratto più suggestivo di un’Australia remota e ancora poco conosciuta al panorama occidentale del tempo, che con l’inurbamento progressivo ad opera dei coloni aveva privilegiato i contorni della grande isola, in modo particolare le zone litoranee sud orientali.

Quella selezionata è una fotografia alla gelatina ai sali d’argento a sviluppo su carta, realizzata dal fotografo australiano Charles Kerry. La data della ripresa si pone nel periodo compreso tra il 1890 e 1908, anni di attività dell’autore nelle sue escursioni fotografiche. La nuova tecnica fotografica, messa in commercio da Peter Mawdsley, è una carta alla gelatina ai sali d’argento, considerata la tecnica tradizionale della stampa in bianco e nero e tuttora insuperabile per qualità e durata nel tempo. Necessitava di uno sviluppo chimico per rivelare l’immagine latente e presentava numerosi vantaggi, primo fra tutti la notevole velocità di esposizione, 1-1/200 al secondo, e la buona stabilità dell’immagine nel tempo. L’immagine appariva più nitida rispetto alle precedenti tecniche e spesso, per ovviare ai toni neutri dell’immagine, venivano virate con un bagno allo zolfo che conferiva un tono marrone – seppia all’immagine.


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