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Vol. 4 – GEO-PRATICHE PER LA CURA DEI TERRITORI

GEO-PRATICHE PER LA CURA DEI TERRITORI
Strumenti di mitigazione, prevenzione e gestione per comunità resilienti

A cura di Sara Carallo, Rebekka Dossche, Federica Epifani, Nadia Matarazzo e Ginevra Pierucci
Coordinamento di Claudio Cerreti e Ginevra Pierucci

Dall’Introduzione…..

Il breve testo che qui presentiamo, in una versione accessibile a tutti e gratuita, è uno degli esiti di un progetto di ricerca intitolato Mitigazione del rischio ambientale: letture geostoriche e governance territoriale (PRIN 2015, 2015KT7HSJ_001). Sono da ringraziare fin d’ora le curatrici, per l’ottimo lavoro svolto nel sintetizzare e rendere facilmente comprensibile la molta materia prodotta dal progetto di ricerca. Quella ricerca trovava una prima motivazione di fondo perfino ovvia, banale, nella frequenza di eventi «disastrosi», e troppo spesso e a torto considerati «naturali», che segnano la cronaca e la storia di qualsiasi territorio al mondo: e che nel caso italiano (è opportuno sottolinearlo) non si verificano né più spesso né con danni più severi che altrove. È da sottolineare che abbiamo considerato nel loro insieme i rischi genericamente «ambientali»: appunto per escludere che il pensiero corresse solo a quelli di origine propriamente naturale (come potrebbe essere un terremoto); ma invece considerando anche i rischi legati all’inquinamento, ad esempio, o all’edificazione impropria di aree insicure, e i molti altri che di fatto, in quanto rischi, hanno un’origine antropica.
Danni, comunque, è purtroppo certo che questi eventi ne producono − più gravi o meno gravi che siano: e qui si collocava la motivazione centrale della nostra ricerca, che aveva la pretesa di individuare dei percorsi di analisi preventiva e di studio del territorio (in particolare utilizzando la documentazione geografica storica, che generalmente è poco o nulla impiegata a questi scopi) che risultassero utili a ridurre, contrastare, mitigare appunto, le condizioni di rischio; e, quindi, sperabilmente, anche gli effetti negativi, i danni materiali e immateriali, degli eventi disastrosi.
Si voleva però evitare che i risultati attesi dalla ricerca rimanessero «riservati» all’ambito accademico…………..


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