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Kropotkin, le esplorazioni del geografo anarchico

di Marco Perisse

Cento anni fa, nel 1923, veniva pubblicata postuma la prima edizione dei Diari siberiani di Pëtr Kropotkin, scomparso due anni prima l’8 febbraio 1921. All’epoca della morte, avvenuta a Dmitrov in Russia, Kropotkin era noto a livello internazionale come uno dei maggiori militanti e teorici dell’anarchismo, ispiratore di quello che fu definito “anarco-comunismo”, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX.

Meno nota é la sua produzione scientifica sebbene fosse uno dei geografi fisici più accreditati del proprio tempo, tanto che un suo ritratto si trova nel salone della Royal Geographical Society di Londra. E’ però finita in secondo piano l’attività di geografo esploratore, naturalista, etnologo che pure, secondo diversi studi, ebbe un ruolo nello sviluppo dello stesso pensiero sociale e politico collegandosi – il lavoro di studioso – con le idee politiche, come emerge del resto dai suoi scritti sulla pedagogia ed educazione geografica. Anzi, oggi i suoi testi politici sono anche ritenuti dagli specialisti brillanti esempi di geografia sociale, solo apparsi quando tale branca non era stata ancora codificata nella disciplina della geografia. Tuttavia il fondatore della geografia sociale é considerato il contemporaneo suo amico Elisée Reclus, anarchico anche lui.

La stessa fondamentale nozione di mutuo appoggio quale fattore di evoluzione – l’aiuto reciproco in contrasto con quello che poi divenne comunemente il concetto di “darwinismo sociale” – fu ispirata a Kropotkin dalle osservazioni sul campo. D’altro canto, la statura e la fama del rivoluzionario “ideologo” offuscavano all’epoca il pur notevole spessore di Kropotkin geografo, tanto che la prima edizione in inglese del resoconto dei suoi cinque anni di viaggi di esplorazione in Siberia é stata pubblicata solo nel 2021[1] in ricorrenza del centenario della morte.

   Nato a Mosca il 9 dicembre 1842 da una delle più antiche famiglie dell’alta aristocrazia, Kropotkin entrò nel 1857 nell’accademia militare del Corpo dei Paggi, fra le più esclusive e prestigiose della Russia imperiale, e si diplomò nel 1861: un percorso al termine del quale lo aspettava un dorato incarico con elevato grado a Mosca o San Pietroburgo. Attratto dalle scienze naturali, decide invece, controcorrente, di andare in servizio come ufficiale dei Cosacchi nell’Estremo Oriente siberiano, terra di forzati e nativi che per i funzionari imperiali rappresenta allora il più disagiato degli incarichi. Il giovane Kropotkin però coglie con quella destinazione l’occasione di esplorare la Siberia orientale e la Manciuria studiando l’idrografia e le catene montuose di territori che nessun geografo occidentale aveva mai percorso. Consegna così un contributo importante agli studi sull’orografia di remote regioni asiatiche che negli anni successivi gli consentono di pubblicare numerosi articoli su riviste geografiche internazionali fra le quali il “Geographical Journal” e i “Petermanns Mitteilungen”. Ha anche l’opportunità in Siberia, a fronte delle condizioni di vita dei deportati, di consolidare le sue prime idee di riforma di quella società nella quale era cresciuto, conoscendone fin dall’infanzia le sperequazioni che raccontò in Memorie di un rivoluzionario ricordando come il padre possedesse «milleduecento anime in tre diverse province».

     Nei diari che, dieci anni dopo il soggiorno in Siberia, gli saranno requisiti a San Pietroburgo dalla polizia zarista, riferisce dei suoi avventurosi viaggi: partito da Mosca e passando per San Pietroburgo, Kaluga e Irkutsk, attraversa tutta la Siberia, dove rimane dal 1862 al 1867 esplorando l’oblast del fiume Amur, il più orientale, che era da poco stato annesso alla Russia zarista e che ebbe a definire «Mississippi dell’estremo oriente» facendo un’analogia con i territori che in America si disvelavano proprio in quegli anni sulla via della “conquista del West”. Traspare la fascinazione per gli immensi spazi che si dispiegano sotto i suoi occhi, steppe e foreste, fiumi e bacini idrografici, acque e tundra: ha la preveggente intuizione che il futuro prossimo appartenga alla Russia come all’America che possono contare sull’estensione e le risorse naturali di vastissime terre vergini. Kropotkin ha letto Humboldt e Carl Ritter, coltiva l’idea di studiare all’università (a quel tempo considerata un cammino indegno per il suo rango di principe). In Siberia un deportato gli suggerisce pure la lettura dell’anarchico Pierre-Joseph Proudhon che assieme all’osservazione diretta della natura e delle popolazioni locali stimola le sue riflessioni.

Nel 1868 torna a San Pietroburgo e rinuncia alla carriera militare iscrivendosi alla facoltà di Scienze. In virtù della sua esperienza sul campo, viene nominato segretario della sezione geofisica della Società Geografica Imperiale russa per la quale svolge nuove esplorazioni nel nord della Svezia e della Finlandia. Nel 1871 elabora la sua teoria geografica più importante: lo studio del progressivo disseccamento delle zone interne dell’Eurasia[2], cominciato alla fine dell’era glaciale e ancora in corso all’epoca, oggi tema vieppiù attuale. E’ anche uno dei primi a intravedere l’azione degli antichi ghiacciai in zone molto più a sud di quanto avessero fino allora concepito i teorici delle glaciazioni[3].

     Tuttavia nel 1872 si distoglie dagli incarichi, viaggia in Europa occidentale ed entra in contatto in Svizzera con un primo nucleo anarchico organizzato, la Fédéracion Jurassien. Kropotkin si collega a Ginevra al connazionale Mikhail Bakunin nella Prima Internazionale. Da questo momento in avanti, il geografo finisce in secondo piano per lasciare la scena al militante rivoluzionario.

Rientrato in Russia, viene arrestato nel 1873 come affiliato a un gruppo di giovani rivoluzionari noto come il “circolo Čiaikovski”, i diari di viaggio sono sequestrati, viene imprigionato nella arcigna fortezza di San Pietro e Paolo dalla quale evade nel 1876 con modalità da romanzo di avventura che racconta nelle Memorie. Inizia un girovagare tra varie persecuzioni che lo porterà in diversi paesi d’Europa fra cui la Francia dove viene incarcerato nel 1882. La geografia compare ancora in questo periodo della sua vita nella collaborazione con Nouvelle Géographie Universelle di Elisée Reclus, la quale – specie il sesto volume sulla Russia asiatica – deve molto agli studi di Kropotkin.

      Le esplorazioni nella geografia fisica fanno da “scintilla” dell’esplorazione nel campo delle idee. Nei primi anni di elaborazione del pensiero politico, Kropotkin e l’amico Reclus sono in effetti geografi sotto il profilo professionale, tanto che secondo lo studioso Franco Farinelli é proprio la geografia alla base del loro anarchismo e non viceversa[4]. Una traccia eloquente del peso che gli studi scientifici esercitano nella formazione della teoria politica è rintracciabile nell’articolo What Geography Ought to Be, che Kropotkin scrive in riferimento al Rapporto sull’Educazione geografica[5], pubblicato nel 1885 su “The Nineteenth Century” circa l’applicazione alla geografia dei principi della pedagogia libertaria e dell’internazionalismo dove sottolinea tra l’altro che l’insegnante di questa materia deve far passare l’idea che gli umani «siamo tutti fratelli» e che «solo piccole fazioni di ogni nazionalità sono interessate a mantenere vivi gli odî e le gelosie nazionalistiche». Per di più secondo Kropotkin la letteratura di viaggio può essere il mezzo per stimolare l’attenzione dello scolaro sollecitando la sua curiosità e l’interesse per le scienze col recoconto, la descrizione delle diversità di usi e costumi, i problemi che si riscontrano, sulla base di un processo di immedesimazione fantastica tramite la narrazione: ecco allora che la geografia, per il tramite del docente, può «interessare i ragazzi, attraverso l’intermediazione dell’essere umano, ai grandi fenomeni della natura e risvegliare in essi il desiderio di conoscerli e spiegarli».

      E’ quella anche un’epoca di conquiste coloniali nella quale tanti “reportage” e racconti dell’incontro con altre civiltà sottendono idee razziste di superiorità a fronte di coloro che vengono definiti «selvaggi», con i quali gli europei entrano in contatto ormai in tutti i continenti e che danno luogo alla lacerazione di culture e società tradizionali nonché a veri e propri etnocidi e massacri, (basti pensare ai nativi nordamericani). Kropotkin traccia una delle prime denunce dei misfatti della colonizzazione spezzando invece la sua lancia in favore di un approccio rispettoso e consapevole delle alterità, che si era già tradotto nelle osservazioni etnografiche del “principe anarchico” durante i viaggi in Estremo Oriente; e che prosegue nei primi studi etnografici realizzati da Elie Reclus, fratello di Elisée, e Léon Metchnikoff i quali, negli anni Ottanta del XIX secolo, precedono la ricerca sul campo dell’etnologia di matrice britannica e mettono fin da subito in discussione la pretesa superiorià “morale” dei bianchi. Quando scrive What Geography Ought to Be, Pëtr Kropotkin si trova a Londra, attivo nella nutrita comunità di esuli politici provenienti da tutta Europa, ed é qui che negli anni Novanta redige le due opere più famose in cui espone il proprio pensiero anarchico: La conquista del pane e Il mutuo appoggio, il quale riflette le osservazioni scientifico-etologiche e le considerazioni sulla cooperazione all’interno delle specie animali e delle società umane quale fattore di evoluzione in antitesi sia all’idea di competizione fra gli individui che a una romantica disposizione di essi all’armonia sociale.


[1]Christopher Coquard, The Curious One: Peter Kropotkin’s Siberian Diaries, Black Rose Books, 2021.

[2]Federico Ferretti, Fabrizio Eva, Petr Aleksejevič Kropotkin, in Marcella Schmidt di Friedberg (a cura di), Che cos’è il mondo? E’ un globo di cartone. Insegnare geografia tra Otto e Novecento, Unicopli, 2010. Online academia.edu https://www.academia.edu/2068381/_with_Fabrizio_Eva_Pëtr_Aleksejevic_Kropotkin_1842_1921_

[3]Ibidem.

[4]Franco Farinelli, L’ultimo degli Erdkunder, in Marcella Schmidt di Friedberg (a cura di), Elisée Reclus: Natura ed educazione, Mondadori Bruno, 2007.

[5]John Scott Keltie, Geographical Education: Report to the Council of the Royal Geographycal Society, John Murray, Londra, 1885.


Marco Perisse, nato a Roma dove vive, é giornalista professionista e autore. Laureato in Lettere indirizzo storico/antropologico presso l’Università “La Sapienza” di Roma, già responsabile ufficio stampa di una compagnia aerea, ha lavorato con Rai-Sat e collaborato con quotidiani nazionali – “Il Messaggero”, “La Gazzetta dello Sport”, “Il Manifesto” – e testate online fra le quali GQ.com. Cotraduttore di The Coast of Utopiadi Tom Stoppard, edito da Sellerio col titolo La sponda dell’utopia, e cotraduttore per i tipi di Bompiani di Good Peopledi David Lindsay-Abaire, ha curato con Marco Tullio Giordana traduzione e adattamento di The Testament of Marydi Colm Tóibínper lo spettacolo Il testamento di Mariacon Michela Cescon. E’ altresì autore di documentari tv.