Nel 1909 Giotto Dainelli prese parte a un viaggio in Grecia, dal quale nacque uno scritto pubblicato più tardi in “La Terra e la Vita” (1922).
Le Meteore costituiscono un complesso di monasteri ortodossi situati nella regione della Tessaglia, edificati a partire dal XIV secolo sulle sommità di imponenti pilastri di arenaria. La loro forma così peculiare è il risultato di processi geologici complessi che hanno scolpito la piana di Kalambaka in un paesaggio unico al mondo.
Nel suo racconto, le Meteore appaiono così:

«Vi è in questo angolo appartato della Tessaglia, un luogo strano e bellissimo, che può passare, a giusta ragione, per una delle meraviglie dell’Oriente. È come una foresta di rocce gigantesche, dritte quali aguglie, o lame taglienti, o monoliti prodigiosi, alcuni minacciosi come torri pendenti.» ( Un paesaggio fantastico: le Meteore di Tessaglia, <<La Terra e la Vita>>, 1922, pp.47-54 )
In passato, raggiungere questi monasteri era un’impresa quasi impossibile: si saliva con rudimentali sistemi di carrucole e reti sospese nel vuoto, come mostrano alcune di queste fotografie, conservate nell’Archivio Fotografico della Società Geografica Italiana.
Dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1988, le Meteore appaiono come sospese tra terra e cielo, custodi di spiritualità e silenzio. Salire fin lassù rimane ancora oggi un’esperienza al limite della realtà, capace di evocare lo stupore che Dainelli seppe descrivere più di un secolo fa.
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