Antonella Rinella
Recensione del graphic novel “Corto Maltese. L’isola di ieri” di Martin Quenehen, Bastien Vivès – dall’opera di Hugo Pratt, 2025, Cong edizioni.
Nell’introduzione ad un volume del 1955 su Hugo Pratt (1927-1995) scritto dallo storico del fumetto Enrique Lipszyc, Héctor Oesterheld affermava: «il giorno in cui saranno molti gli artisti della statura di Pratt che si avvicineranno al fumetto, questo, senza nulla perdere degli ingredienti che lo rendono tanto attraente, arriverà ad essere un validissimo elemento di formazione culturale»[i]. Oesterheld, sceneggiatore di molte opere di Pratt, esprimeva questo auspicio prima dell’avvio della produzione prattiana che ruota intorno alla figura di Corto Maltese, alle cui avventure possiamo attribuire il merito di aver fatto raggiungere alla “nona arte”[ii] proprio quel prestigioso traguardo che l’artista argentino (tragicamente desaparecido nel 1977) aveva saputo prefigurare con lucidità nel passo sopra riportato.

Ma chi è Corto Maltese? Nel corso delle sue avventure, il sempre “libero marinaio” è protagonista di una profonda metamorfosi, che lo porterà ad essere anche pirata, gentiluomo di fortuna, viaggiatore colto, intellettuale esoterista. Nato a La Valletta il 10 luglio 1887, suddito britannico residente ad Antigua, riceve in dono da Pratt un’anima mediterranea e il fascino dell’avventuriero anglosassone, poiché ha origini andaluse da parte di madre e maltesi da parte di padre. Uno straniero in viaggio tra un ampio caleidoscopio di stranieri, un apolide «dotato di “lasciapassare”: ogni cultura con cui entra in contatto ne riconosce e accetta il carisma, ospitandolo all’interno dell’ambiente di appartenenza»[iii].
Nel 1967 viene pubblicata la prima delle avventure di Corto Maltese, intitolata “Una ballata del mare salato”. La vignetta di apertura non può che far innamorare perdutamente ogni geografo/a sia di Pratt che del suo alter ego, visto che la voce narrante dichiara: «sono l’Oceano Pacifico e sono il più grande di tutti». Comincia così la serie di 29 viaggi che condurranno i lettori e le lettrici in lungo e largo tra i diversi mari e continenti nel periodo storico che va dal 1913 al 1925, con ben 22 opere ambientate nel contesto della prima guerra mondiale, osservata da tutti gli angoli del pianeta, angoli narrati con estrema attenzione agli usi, ai costumi, alle tradizioni locali, nonché alle vicende geopolitiche in atto nello scenario internazionale che segna il passaggio dal secolo britannico a quello americano. Le opere si susseguono in ordine rigorosamente cronologico, con l’eccezione della parentesi rappresentata della n. 26 intitolata “La giovinezza”, un flashback che mostra il diciottenne Corto in Manciuria durante il conflitto russo-giapponese del 1904-1905. L’ultima, pubblicata nel 1992, vede impegnato Corto Maltese nella ricerca della mitica Atlantide.
A partire dal 2015, dopo vent’anni dalla morte di Hugo Pratt, Corto Maltese ritorna grazie a due coppie di nuovi autori: la prima è spagnola, costituita da Juan Diaz Canales (sceneggiatore) e Rubén Pellejero (disegnatore), i quali portano a compimento cinque albi, scegliendo di far proseguire le avventure nel contesto storico scelto da Hugo Pratt; la seconda è invece francese, composta da Martin Quenehen (sceneggiatore) e Bastien Vivès (disegnatore), artisti che in modo estremamente originale ambientano nel nuovo millennio tre volumi per i tipi di Cong edizioni. In particolare, l’ultimo di questa triade, pubblicato nel settembre 2025 in occasione del trentennale dalla scomparsa dell’artista, intitolato “L’isola di ieri”, è stato presentato in anteprima mondiale il 3 ottobre u. s. a Roma nei giardini di Villa Celimontana durante la XVI edizione del Festival della Letteratura di Viaggio, promosso dalla SGI e organizzato dall’associazione Cultura del Viaggio, alla presenza dei due autori moderati dal giornalista e scrittore Fabrizio Paladini.

L’albo “L’isola di ieri”, nato da un’idea del giornalista e fotografo Antonio Politano (che ne cura anche l’introduzione “Ritorno in Oceania”), disegnato in bianco e nero con linee morbide e sorprendenti tonalità di grigio, ci presenta un Corto Maltese quarantenne in quel Sud del Pacifico da cui tutto è cominciato in “Una ballata del mare salato”. Ma come sottolinea Politano, dopo oltre un secolo tante cose sono cambiate «nel mare che, all’indomani della Seconda guerra mondiale, era considerato un “lago americano”, oggi scenario della competizione tra le superpotenze USA e Cina, con altri player come Australia, Taiwan, Nuova Zelanda, Francia, Giappone. Il Great Game abita qui e riguarda i traffici marittimi, le acque territoriali, le zone di pesca, le risorse minerarie nei fondali, la presenza militare, le infrastrutture, la sfida tecnologica e di propaganda, internet e il suo potere […] un Pacifico che sta guadagnando centralità, per questioni geopolitiche ed emergenze ambientali; in una società globale non più a dominio europeo, ma con centri multipli di sviluppo economico e tecnologico»[iv].
L’avventura inizia il 2 marzo 2022 a Sidney, con Corto Maltese alla guida di un’auto mentre ascolta alla radio l’annuncio di nuovi eventi meteorologici estremi dovuti alla crisi climatica. Il traffico è completamente bloccato da una manifestazione di un gruppo di ambientalisti, che vengono portati via dalla polizia locale. Corto si dirige verso Redfern, sobborgo meridionale della città, per incontrare Marcus, un vecchio amico in preda alla tossicodipendenza (già presente nel secondo albo “La regina di Babilonia” di Quenehen e Vivès). Insieme, i due uomini a bordo di un idrovolante (che campeggia nella copertina del volume – fig. 1) saranno coinvolti dall’avvocata Teana nella rocambolesca operazione volta alla liberazione di Lan-Shi, un’attivista detenuta in quelle isole Tuvalu che rischiano di scomparire entro la fine del secolo a causa dell’innalzamento delle acque marine dovuto al riscaldamento globale.
Rivelare lo svolgimento dell’avvincente avventura e anticiparne il finale priverebbe i lettori e le lettrici dell’ampio ventaglio di sorprese, emozioni e misteri di cui le vignette sono costellate. Ai/alle giovani che conoscono solo superficialmente il Corto Maltese delle 29 avventure firmate da Pratt, rivolgo l’invito a cimentarsi nell’esplorazione di questo fumetto fiction ma non troppo (vista la ricchezza di spunti geopolitici e di riflessioni sulla salute del pianeta) denso di colpi di scena. Alle generazioni che invece hanno amato e divorato gli albi di Pratt suggerisco di esplorare questo nuovo volume per valutare le analogie e le differenze tra il “libero marinaio” di ieri e di oggi e per apprezzare gli indizi prattiani che Quenehen dissemina nell’opera, a partire dalla citazione «sono l’Oceano Pacifico… e sono il più grande di tutti gli oceani» (p. 147; fig. 2) pronunciata da Corto Maltese mentre guarda quel vasto mare salato in cui fu ritrovato naufrago da Rasputin nella prima avventura della sua epopea. Un’epopea che forse non avrà mai fine.
[i] Citazione tratta da S. Cristante, Corto Maltese e la poetica dello straniero. L’atelier carismatico di Hugo Pratt, Mimesis, Milano-Udine, 2016, p. 20.
[ii] Circa la data di nascita della definizione di “nona arte” cfr. A. Tosti, Graphic novel. Storia e teoria del romanzo a fumetti e del rapporto tra parola e immagine, Latina, Tunuè, 2016, p. 5.
[iii] S. Cristante, cit., p. 103.
[iv] A. Politano, “Ritorno in Oceania”, in Corto Maltese. L’isola di ieri, p. 8
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