di Giulio Sassoli
Le foto sono di Giulio Sassoli.
Le foto storiche provengono dall’archivio della SGI
Bruxelles si può girare in un giorno o in una settimana ma c’è qualcosa, nel cielo grigio e nelle strade acciottolate, che sembra sempre già familiare. Forse sono i quadri di Magritte, visti mille volte su schermi e cataloghi, ad aver preparato lo sguardo. Quelle nuvole perfettamente sospese sopra case borghesi: l’assurdo che si insinua nel quotidiano.
Lungo il Boulevard Anspach, tra i cantieri che sembrano non finire mai e le facciate di vetro che riflettono un cielo opaco, emerge un’impressione chiara: quella di una città costruita su strati che non si ricompongono mai del tutto. Palazzi moderni sorgono accanto a edifici ottocenteschi, vuoti improvvisi si aprono tra le strade come pagine strappate. Bruxelles, come quasi tutte le capitali in un mondo globalizzato, sembra vivere in una continua fase di transizione, come se il suo paesaggio urbano non trovasse mai una forma definitiva.
Già alla fine dell’Ottocento, la capitale belga aveva riscritto il proprio rapporto con il paesaggio naturale. Il fiume Senne, che attraversava il centro, era diventato un problema igienico e sociale: acque stagnanti, cattivi odori, malattie. Tra il 1867 e il 1871, il corso del fiume fu completamente coperto e incanalato sottoterra. Scomparve dal paesaggio urbano, sostituito da grandi boulevard rettilinei, tra cui proprio il Boulevard Anspach ma non solo.
È in questa frammentarietà che prende senso il termine di brussellizzazione: la trasformazione caotica che, nel dopoguerra, ha cambiato per sempre il volto della capitale belga. Interi quartieri demoliti, prospettive spezzate, memoria architettonica e innovazione.


Negli anni dell’Expo del 1958, Bruxelles cercò di reinventarsi come vetrina del futuro europeo. L’Atomium, con le sue sfere d’acciaio lucente, rappresentava la fiducia nella scienza, nella tecnologia e in un’idea ottimistica di progresso. Ma quella stagione di entusiasmo segnò anche l’inizio di un processo di distruzione sistematica del tessuto urbano tradizionale.
L’Esposizione universale divenne il simbolo di una modernità aggressiva, e quella stessa spinta verso il moderno aprì le porte al disordine: la corsa a costruire, sostituire, cancellare. Tra la fiducia nell’architettura del progresso e l’avidità del mercato, la città cominciò a disfarsi. Come in un quadro di Bruegel dove si affollano senza ordine né logica mostriciattoli e angeli, in un continuum di sovrapposizioni e striature, il sogno divenne metodo, il metodo divenne demolizione.
In quegli anni, le ruspe arrivarono fin dentro il cuore della città. Le case popolari vennero demolite per fare spazio a strade più larghe, parcheggi e uffici. Nel 1969, questa trasformazione incontrò una resistenza inaspettata. Gli abitanti del quartiere, minacciati di sfratto per la costruzione del nuovo Palazzo di Giustizia, insorsero contro le autorità cittadine.
“On a marché sur la lune on ne marchera pas sur marolle!”
Per giorni le strade si riempirono di barricate, striscioni e manifestazioni. Fu una protesta popolare, spontanea, la Bataille de Marolles, che segnò il primo vero rifiuto della brussellizzazione.
Eppure, qualcosa in Bruxelles sembra resistere. Resistono i caffè dalle insegne sbiadite, le birrerie dove si parlano fiammingo e francese, spesso nello stesso dialogo, a volte con un velo di fastidio. Fiamminghi e Valloni, due anime, due comunità. A resistere è più che altro un conflitto mai sopito che si riflette nelle insegne bilingui, nei cartelli politici.
Ma esiste e resiste anche un terzo volto, più recente e invisibile. Rifugiati, figli di migranti, abitanti da decenni o da una sola generazione ne rappresentano l’anima multiculturale. Una città parlata in trenta lingue, ma raccontata quasi sempre solo in due.
Girovagando per il centro in un modo o in altro si finisce sempre alla Grand Place. Appare all’improvviso, girato l’angolo di una strada anonima. Una piazza monumentale e al tempo stesso intima, teatrale: oro, guglie, pietra scolpita. Un’esplosione barocca. Da lì partono i fili invisibili che tengono insieme l’identità della città, o ciò che ne resta.
In una delle pareti della piazza, una targa discreta ricorda: “Karl Marx lived in Bruxelles from 1845 to 1848.” Qui, con Engels, furono scritte le prime pagine del Manifesto del Partito Comunista. L’ironia belga è tutta lì: la storia del comunismo appesa a una parete borghese, a quello che oggi è un hotel e ristorante di lusso, la Maison du cygne.
Poco più in là, il Théâtre de la Monnaie, elegante e neoclassico. Nel 1830, un’opera lirica accese la miccia della rivoluzione belga. Bastò un’aria patriottica per trasformare il romanticismo in nazionalismo, l’estetica in rivolta. La nazione belga nacque così: tra quinte, velluti e lampadari.
A pochi passi, una folla si accalca attorno a una fontana minuscola: il Manneken Pis, il bambino che urina. Ridicolo e geniale allo stesso tempo, come una vignetta disegnata su un documento ufficiale. La piccola statua cambia abito di continuo, costume tradizionale, uniforme, abito da musicista o da chef. Un armadio di centinaia di vestiti gestito dal Comune, come per un attore di repertorio. Teatro urbano allo stato puro: la città che ride di sé mentre interpreta sé stessa.
E in effetti, Bruxelles è anche la città dei fumetti, e i fumetti la abitano ovunque: murales giganti di Lucky Luke, Spirou, i Puffi decorano le facciate. Una città che sa di non potersi prendere troppo sul serio. In un vecchio antiquario nascosto tra strani strumenti musicali e cianfrusaglie di ogni genere, spunta un titolo di un quotidiano antico “Journal pour rire”. La serietà, qui, è sempre stata sotto osservazione.
A Jeu de Balle, il mercatino delle pulci di Marolles, tutto convive in un caotico equilibrio: valigie logore e piatti antichi, vinili jazz accanto a medaglie militari. Tra rigattieri e collezionisti, un vecchio atlante è posto fianco a fianco ad un fumetto di TinTin.
Non è un caso.
Il celebre personaggio disegnato da Hergè interseca racconto, geografia ed esplorazione con la presunta neutralità dell’espediente fumettistico. Sebbene ormai svetti sui palazzi e sia stato eretto a simbolo nazional-popolare, nelle mille avventure di TinTin si ritrovano, soprattutto nei primi numeri, riferimenti macchiettistici e stereotipati dell’alterità, intrisi a volte di vera e propria propaganda coloniale come nel celebre episodio dedicato ai suoi “viaggi” in Congo pubblicati negli anni 30.
Leopoldo II, il sovrano che fece proprio del Congo la sua proprietà personale è dappertutto e da nessuna parte. La sua statua osserva la città da un parco, imperturbabile. Durante le proteste del movimento Black Lives Matter, la vernice rossa ne ha coperto il bronzo, e in molti ne hanno chiesto la rimozione. Non serve leggere la storia per percepire che lì si cela un dolore ancora irrisolto e contraddittorio.
Per continuare nel solco delle contraddizioni basta entrare in una cioccolateria del centro. Il volto dolce di un passato amaro. I sacchi di cacao arrivano da lontano, spesso in condizioni di sofferenza e sfruttamento, eppure, nelle vetrine, brillano praline perfette come gioielli, costose come gioielli.
Poco più in là si apre il Quartier Européen. Qui l’utopia dei confinati di Ventotene si scontra con la realpolitik, la burocrazia con le istanze comunitarie. La presenza delle istituzioni europee ha riscritto la geografia urbana, portando con sé uffici eleganti ma anche affitti inaccessibili, ristoranti globalizzati e una nuova classe di funzionari.
“Mentre Parigi vi rende parigini e Londra londinesi, Bruxelles non vi renderà Brussellesi; vi permetterà di essere voi stessi, i suoi abitanti coltivano un calore che manca al loro clima e gli artisti hanno scritto le loro opere su un cielo raramente blu che si presenta ogni mattina come una pagina bianca.” sostiene il drammaturgo Éric-Emmanuel Schmitt.
Non so se sia vero, la temperatura non è certamente delle più clementi.
Camminando per Rue Belliard ci si incanala rapidamente verso Sablon, si oltrepassa il Palazzo Reale e si giunge, o si torna, ancora una volta, a Magritte.
Bruxelles si frammenta ancora e ogni frammento porta con sé innumerevoli possibilità di interpretazione, di narrazione, di ricordi personali e di aspettative, pronte per essere ricomposte, anche solo per un momento, alla prossima visita, al prossimo viaggio.
Sfoglia tutte le foto
Bibliografia:
- Chiodelli, Francesco; Rossetto, Tania; Vanolo, Alberto (2025), Città. Introduzione critica alla geografia urbana, UTET Università, Milano.
- Corijn, Eric; Vandermotten, Christian; Decroly, Jean‑Michel; Swyngedouw, Erik (2009), Brussels as an international city, in «Brussels Studies», Notes de synthèse, pp. 1‑20.
- Hergé (1931), TinTin in Congo, Éditions du Petit Vingtième / Casterman, Bruxelles.
- Romańczyk, Katarzyna M. (2012), Transforming Brussels into an international city, in «Cities», 29(2), pp. 126‑132.
- Rossi, Ugo; Vanolo, Alberto (2024), Nuova geografia politica urbana, Laterza, Roma‑Bari.
- Semi, Giovanni (2015), Gentrification. Tutte le città come Disneyland?, Il Mulino, Bologna.
Sitografia:
- «2duerighe» (s.d.), Come il Parlamento europeo ha trasformato Bruxelles, in «2duerighe.com», https://www.2duerighe.com/citta-invisibili/170149-come-il-parlamento-europeo-ha-trasformato-bruxelles.html
- «ANSA» (2020), Belgio, imbrattato busto ex re Leopoldo II, in «ansa.it», https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2020/06/12/belgio-imbrattato-busto-ex-re-leopoldo_1f97f24e-1e5e-4ddf-b160-9ccc0baed4e4.html
- «Limes» (s.d.), Fiamminghi e Valloni separati in casa, in «limesonline.com», https://www.limesonline.com/rivista/fiamminghi-e-valloni-separati-in-casa-14620655/
- «Pave-Marolles» (s.d.), La bataille des Marolles, in «pave-marolles.be», https://www.pave-marolles.be/la-bataille-des-marolles/
- «Sonuma» (1969), La bataille de Marolles, in «sonuma.be», https://www.sonuma.be/archive/faits-divers1968-du-12111969
- YouTube (s.d.), Video: La bataille des Marolles, in «youtube.com», https://www.youtube.com/watch?v=S_xH7noaqTA
Musica:
- Stromae, Formidable (2013) Il video, divenuto celebre, è girato alla fermata Metro di Louise a Bruxelles


























































