di Lorenzo Margutti
Nel grande paesaggio del Canada esiste uno sport che più di ogni altro riesce a raccontare la relazione tra territorio, identità culturale e storia: il Lacrosse. Non è semplicemente una disciplina agonistica, né soltanto uno degli sport nazionali del paese. È un vero e proprio linguaggio territoriale, una pratica che affonda le sue radici nelle comunità indigene del Nord America e che ancora oggi conserva un legame profondissimo con lo spazio, il paesaggio e la memoria collettiva.
In un’epoca in cui molti sport si globalizzano fino a perdere il contatto con il luogo in cui sono nati, il lacrosse rappresenta quasi un’eccezione. Racconta il Canada non solo come Stato moderno, ma come spazio geografico abitato da comunità, tradizioni e conflitti culturali.
Ed è proprio questa stratificazione territoriale a rendere il lacrosse uno degli esempi più interessanti di come sport e geografia possano intrecciarsi.
Un gioco che nasce dalla terra
Per comprendere davvero il lacrosse bisogna tornare indietro di secoli, molto prima della nascita dello Stato canadese. Le sue origini si trovano nelle tradizioni delle popolazioni indigene del Nord America, in particolare tra le comunità Haudenosaunee e Algonquin.
Per queste popolazioni il lacrosse non era semplicemente un passatempo o una competizione sportiva. Era una pratica spirituale e comunitaria. Spesso veniva giocato per celebrare momenti importanti della vita sociale o come rituale di guarigione. Non a caso nella tradizione Haudenosaunee viene ancora chiamato “The Creator’s Game”, il gioco del Creatore ma soprattutto era un’attività profondamente geografica.
Le partite potevano coinvolgere centinaia di giocatori e svolgersi su distanze enormi, anche di diversi chilometri. I campi non erano delimitati da linee artificiali: si estendevano tra radure, corsi d’acqua e foreste. Il territorio stesso diventava parte della partita.
Le racchette erano costruite con legno locale e fibre naturali, e la palla era realizzata con materiali organici. In altre parole, il lacrosse non era separato dall’ambiente: nasceva direttamente da esso.
Questa dimensione territoriale è fondamentale. Il gioco rifletteva il modo in cui le comunità indigene vivevano lo spazio: non come un campo sportivo astratto, ma come un paesaggio condiviso.
Come si gioca a lacrosse
Per chi non ha mai visto una partita, il lacrosse può sembrare un incrocio tra diversi sport. Alcuni movimenti ricordano l’hockey, altri il rugby o il calcio, ma la sua struttura è unica.
Due squadre si affrontano cercando di segnare nella porta avversaria utilizzando una racchetta chiamata crosse, dotata di una rete all’estremità. La palla viene lanciata, raccolta e passata proprio attraverso questa rete.
Nel lacrosse moderno su campo aperto ogni squadra è composta da dieci giocatori: tre attaccanti, tre centrocampisti, tre difensori e un portiere.
Il gioco è molto dinamico. I giocatori devono correre costantemente per muovere la palla attraverso il campo, costruendo azioni rapide fatte di passaggi, cambi di direzione e tiri improvvisi.
Un elemento centrale è la capacità di controllare la palla nella racchetta mentre si corre, una tecnica chiamata cradling, che permette di mantenere il possesso evitando che la palla cada.
Il contatto fisico è consentito ma regolamentato: i difensori possono utilizzare la racchetta per ostacolare l’avversario e recuperare la palla, rendendo il gioco intenso ma anche molto tecnico.
Dal punto di vista spaziale, il lacrosse è uno sport estremamente interessante. Il campo è più grande di quello da calcio e le azioni si sviluppano spesso su ampie distanze. La gestione dello spazio diventa quindi fondamentale: attaccare significa aprire corridoi territoriali, difendere significa chiudere linee di movimento. Ancora una volta, lo sport rivela una dimensione profondamente geografica.
Lo sport nazionale e la questione identitaria
Nel 1994 il lacrosse è stato ufficialmente riconosciuto come sport nazionale estivo del Canada. Un gesto simbolico con cui il paese ha voluto riconoscere il valore storico e culturale di questa disciplina ma questo riconoscimento porta con sé anche una questione delicata.
Perché il lacrosse è uno dei pochi sport nazionali al mondo che nasce da tradizioni indigene precedenti alla formazione dello Stato moderno.
Il Canada contemporaneo lo celebra come parte della propria identità nazionale, ma le sue radici appartengono a culture che per lungo tempo sono state marginalizzate e assimilate.
È qui che lo sport diventa anche un luogo di riflessione. Il lacrosse ricorda che l’identità territoriale canadese non è monolitica. È il risultato di incontri, sovrapposizioni e tensioni tra comunità diverse; guardare questo sport significa quindi guardare anche la geografia culturale del paese.
Il paesaggio canadese dentro il gioco
Il lacrosse racconta anche qualcosa di molto concreto sul territorio canadese. È uno sport che nasce e si sviluppa in spazi ampi, aperti, spesso immersi nella natura. Non è un caso che le prime partite si giocassero su campi naturali enormi: il paesaggio nordamericano, con le sue foreste e le sue praterie, favoriva questo tipo di dinamiche.
Anche oggi, nelle università e nelle comunità locali, il lacrosse mantiene questa dimensione spaziale. Le azioni sono lunghe, veloci, spesso spettacolari, e richiedono una gestione continua dello spazio. In questo senso lo sport riflette ancora il territorio in cui è nato.
Mentre discipline globali come il calcio o il basket hanno campi standardizzati identici ovunque, il lacrosse porta ancora con sé una memoria geografica. Il modo in cui si gioca, la velocità delle transizioni, la centralità della corsa e della copertura dello spazio raccontano il paesaggio nordamericano.
Tra memoria e futuro
Il lacrosse oggi vive una fase interessante. Sta crescendo a livello internazionale, con campionati professionistici e una crescente diffusione anche fuori dal Nord America.
Allo stesso tempo molte comunità indigene stanno riaffermando il proprio ruolo nella storia di questo sport, ricordando che il lacrosse non è solo un patrimonio nazionale canadese, ma una tradizione culturale molto più antica ed è proprio qui che emerge la sua forza simbolica perché il lacrosse dimostra che lo sport non è mai neutrale. È sempre legato a luoghi, storie e identità. È una forma di narrazione territoriale.
Nel caso canadese questa narrazione attraversa secoli di storia e continua ancora oggi a interrogare il rapporto tra comunità, paesaggio e identità nazionale. E forse è proprio questo il motivo per cui il lacrosse rimane uno degli sport più affascinanti da osservare con uno sguardo geografico: perché ogni passaggio, ogni corsa e ogni tiro non attraversano soltanto un campo da gioco, ma un territorio carico di memoria.
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