di Salvatore Capasso
Le foto sono di Salvatore Capasso
Sono recentemente rientrato da un viaggio in Cina, organizzato dalla Società Geografica Italiana: un viaggio di gruppo, composto da trentacinque partecipanti, con approccio prevalentemente geografico, attento ai luoghi e alle persone.
Da Pechino, tramite un volo interno, abbiamo raggiunto la città di Kunming, capoluogo della provincia sud-occidentale dello Yunnan, che confina con Myanmar, Laos e Vietnam. Questo territorio rappresenta una zona di transizione verso il Sud-Est asiatico e costituisce il fulcro della diversità etnica del Paese. Con una popolazione stimata in circa 47 milioni di abitanti, prevalentemente di etnia Han, lo Yunnan ospita 25 minoranze etniche ufficiali su 56 totali – tra cui Yi, Hani, Bai, Dai, Miao e Zhuang – che rappresentano il 30% della popolazione.
La struttura sociale dello Yunnan è prevalentemente rurale, caratterizzata da una significativa biodiversità e da ambienti che spaziano dalla giungla tropicale alle propaggini delle montagne himalayane. L’economia è in fase di sviluppo, con una forte componente agricola, basata sulla coltivazione del riso terrazzato, del tè, del tabacco e delle spezie. A queste si aggiungono l’estrazione mineraria ̶ stagno, zinco e piombo ̶ e la produzione di energia idroelettrica.
Il settore turistico sta registrando una significativa crescita, grazie alla bellezza dei paesaggi naturali, alla presenza delle minoranze etniche e dei villaggi tradizionali. Il reddito medio disponibile pro capite nel 2022 si attesta intorno a 29.000 yuan, equivalente a circa 3.700 euro annui, ovvero circa 300 euro al mese. Questo dato è in linea con le aree rurali cinesi e rappresenta la metà di quello delle aree urbane (National Bureau of Statistics of China, China Statistical Yearbook 2023, dati sul reddito disponibile pro capite per provincia).
Con l’autobus ̶ 390 chilometri e 6 ore di viaggio ̶ ci trasferiamo nella contea di Yuanyang, un territorio rurale di enorme valore paesaggistico e antropologico, celebre in tutto il mondo per le risaie terrazzate dell’etnia Hani, riconosciute patrimonio dell’UNESCO, che da 1.300 anni modellano intere montagne.
Dopo la visita alla Foresta di Pietra (Stone Forest Karst), una forma di carsismo a pinnacoli particolarmente accentuata, inserita nel sito UNESCO “South China Karst” per la sua unicità e spettacolarità, ci avviamo verso uno dei punti panoramici per assistere al tramonto sulle risaie terrazzate.
In questo periodo, grazie a un sistema ingegnoso e millenario ideato dagli Hani, le terrazze vengono allagate attraverso una fitta rete di canali che convogliano l’acqua captata nelle foreste in quota. Ogni terrazza trattiene la propria quota di acqua, mentre l’eccedenza viene distribuita a quella sottostante, in un equilibrio armonico tra natura e lavoro umano, che richiama una grande quantità di turisti, sia asiatici sia europei. Purtroppo lo spettacolo è rinviato per la presenza di una fitta coltre di nuvole che impedisce al sole di illuminare le risaie. L’indomani, all’alba, stessa sorte e così anche nel tardo pomeriggio.
Ciò non impedisce a centinaia e centinaia di turisti di assistere al tramonto e all’alba, per immortalare il cangiare dei colori delle terrazze, con smartphone, video-camere e droni, accalcandosi tra spintoni e risse per un posto in prima fila.
Un esempio di overtourism deleterio per l’ambiente, ma che riflette gli ordini di grandezza della popolazione cinese, la quale ̶ sebbene in fase di declino demografico e del crollo delle nascite ̶ rimane pur sempre la seconda nazione più popolosa al mondo dopo l’India, con 1,43 miliardi di abitanti.
Il villaggio di Azheke
Nel pomeriggio visitiamo il villaggio di Azheke, un grumo di case su un pendio, con muri di mattoni e tetti di paglia, nel cuore delle Honghe Hani Rice Terraces. Nella lingua Hani significa “un luogo dove fioriscono le foreste di bambù”. Nel 2024, l’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite lo ha riconosciuto come uno dei migliori villaggi turistici. Tuttavia, prima di ricevere questo ambito riconoscimento, Azheke ha lottato a lungo contro la povertà, l’abbandono e lo spopolamento.
Il villaggio di Azheke fa parte del territorio di Xinjie, nella contea di Yuanyang, all’interno della prefettura autonoma di Honghe Hani e Yi. Si trova a un’altitudine di 1.880 m s.l.m. e si estende su una superficie di 1,43 kmq. E’ composto da 65 famiglie, con una popolazione residente di 481 persone, tutte di etnia Hani.
Azheke conserva un ecosistema quadripartito “Forest – Water- Rice Terrace – Village System”, caratterizzato dall’integrazione tra foresta, acqua, risaie terrazzate e insediamento umano,
Di fondamentale importanza è stato l’insegnamento di Confucio, che ha contribuito all’organizzazione della società cinese, promuovendo valori come la comunità, la condivisione e il rispetto. Gli insegnamenti confuciani si riflettono nella gestione delle risaie terrazzate e nel tessuto sociale del villaggio.
Mentre percorro le strade e accarezzo i muri delle case, avvolto in un’ atmosfera ovattata e impregnata di una nebbia soffusa, ascolto la storia dalla nostra guida cinese, Xiāoman, di etnia Han.
Il racconto del Piano Azheke: una risposta cinese al problema dello spopolamento di un’area interna
Un giorno, nel gennaio del 2018 ̶ racconta la guida ̶ Yang Bing, uno studente della Facoltà di Gestione del Turismo dell’Università di Sun Yat-sen (SYSU) di Guangdong, visitò il villaggio e lo trovò in pessime condizioni: le case fatiscenti, i canali pieni di spazzatura e un ristorante locale deserto.
Yang faceva parte di una spedizione di ricerca guidata dal suo mentore, il professore Bao Jigang. Gli abitanti si trovavano in una condizione di estrema povertà, con un reddito annuo di soli 2.785 yuan, pari a 382 dollari. Poiché l’agricoltura tradizionale diventava sempre meno redditizia, molti avevano lasciato il villaggio, mettendo a rischio la sopravvivenza delle risaie
terrazzate, delle case tradizionali e della stessa cultura Hani. Un classico esempio di spopolamento di un’area interna, con una economia marginale, esclusa dai processi produttivi capitalistici, seppur in un contesto di capitalismo a guida statale.
In risposta a questa situazione, il team di Bao ha avviato, insieme con il governo di Yuangyang, il cosiddetto “Piano Azheke”: una sfida, una invenzione tipicamente cinese per migliorare le condizioni di vita dei residenti, preservando il loro patrimonio culturale.
Il piano prevedeva ̶ continua Xiāoman, mentre ci soffermiamo a leggere un cartello in legno della Sacra Montagna dell’Acqua ̶ la costituzione di una cooperativa turistica collettiva di villaggio, la Yuanyang Moshang Xiangcun Tourism Development Co. Ltd., una società a responsabilità limitata (community-based-company), sotto la supervisione pubblica e con il supporto tecnico esterno. I residenti hanno conferito alla società i “beni turistici attrattori”, in particolare le case tradizionali, le terrazze da coltivare e il vincolo della permanenza nel villaggio. In cambio, gli abitanti hanno ottenuto una partecipazione del 70%, mentre lo Stato detiene il rimanente 30%, conferito tramite capitale finanziario per coprire i costi di sviluppo.
Nel merito, lo Stato svolge tre ruoli fondamentali:
- è investitore, attraverso fondi per l’economia collettiva e società pubbliche della contea, per una quota pari al 30%;
- è regolatore, in quanto definisce le regole, vietando la libera vendita delle case, il turismo speculativo e introducendo un limite all’ingresso degli investitori esterni;
- è supervisore politico-amministrativo, poiché approva le decisioni strategiche e garantisce che il modello resti coerente con la tutela del paesaggio culturale riconosciuto dall’UNESCO (Honghe Hani Rice Terraces) e con le politiche rurali cinesi.
- La funzione di gestione non è affidata esclusivamente agli abitanti del villaggio, ma è supportata da un team di tecnici universitari (Sun Yat-sen University), a garanzia di una struttura organizzativa efficiente.
I ricavi della società cooperativa, al netto dei costi, vengono distribuiti per il 70% alle famiglie residenti, secondo un “modello 4-3-2-1” di distribuzione degli utili, di seguito schematizzato:
- 40% alle famiglie che preservano le case tradizionali, non le demoliscono né le vendono;
- 30% a coloro che continuano a coltivare le risaie a terrazze;
- 20% ai residenti che continuano a vivere nel villaggio e non lo abbandonano;
- 10% a coloro che mantengono la sola registrazione anagrafica.
Il rimanente 30% va alla società collettiva e reinvestito per la gestione ordinaria, la manutenzione e i futuri investimenti.
I risultati del Piano (2019 – 2024)
Terminata la spiegazione, ci avviamo verso le risaie, accompagnati da due bambini festanti che giocano sui bordi dei terrazzamenti, esibendosi in virtuosismi acrobatici, al limite della forza di gravità.
Chiedo ulteriori chiarimenti a Xiāoman sull’epilogo della storia e lei invogliata riprende il racconto.
Nel giugno 2018, lo studente si trasferì nel villaggio e iniziò ad aiutare la popolazione locale ad attuare il Piano. Inizialmente prevalse lo scetticismo, e solo poche famiglie aderirono. Ma Yang non si arrese e continuò a lavorare a fianco degli abitanti, aiutandoli nelle loro attività quotidiane. Nel marzo del 2019 la società distribuì i primi dividendi derivanti dall’attività turistica, che si affiancò a quella agricola tradizionale. Con il pagamento dei primi benefici finanziari anche gli altri abitanti aderirono alla società.
Yang contribuì a far rivivere abilità e pratiche tradizionali, trasformandole in esperienze turistiche, come la raccolta della frutta, la pesca nelle risaie, la tessitura e l’organizzazione di banchetti familiari Hani. Trattandosi di attività che non richiedono competenze avanzate, gli abitanti possono svolgere un lavoro flessibile e spesso a tempo parziale.
Le nuove fonti di reddito hanno incentivato molti abitanti, che lavorano altrove, a tornare a casa durante l’alta stagione turistica. Grazie al turismo, le case tradizionale sono state meglio conservate e usanze popolari dimenticate sono state recuperate.
Dalla prima distribuzione dei dividendi, avvenuta nel marzo del 2019, fino al 2024, tutte le 65 famiglie del villaggio hanno ottenuto complessivamente 2,33 milioni di yuan in dividendi, pari a 292 mila euro, con una media di oltre 35.886 yuan per famiglia, corrispondenti a 4.500 euro. Il villaggio ha accolto oltre 188 mila turisti dal 2019 (Xu Yang, Bao Jigang, A Study of Farmer’ Livelihoods in “Azheke Plan”, 2022).
Il progetto non genera soltanto dividendi per le famiglie, ma ha creato anche nuovi posti di lavoro per gli abitanti del villaggio: manager, addetti alla biglietteria, guide, personale per la manutenzione e le pulizie. Sono nate anche attività private come ristoranti, alloggi e altri servizi. Le famiglie possono così contare su tre fonti di guadagno: i dividendi collettivi, lo stipendio della società se si è dipendenti, le attività imprenditoriali proprie.
E’ stata istituita una biblioteca e vengono organizzate attività di lettura, proiezioni di film ed eventi all’aperto per i bambini del villaggio. E’ stato introdotto un programma di incentivi all’istruzione che offre premi in denaro per i risultati scolastici. Lo studente Yang, nel settembre del 2019, ha concluso il suo periodo di affiancamento e, da allora, il team di ricerca ha assegnato ogni anno due studenti volontari per aiutare gli abitanti ad affrontare nuove sfide.
Secondo il Piano, le decisioni gestionali vengono prese dagli abitanti del villggio riuniti in pubblica assemblea, e formalizzate in regolamenti comunitari.
Queste regole vengono poi condivise in un gruppo online pubblico, per garantire la trasparenza delle decisioni. La società pubblica regolarmente i propri bilanci, con l’elenco dei percettori dei dividendi, affissi in una bacheca nel grande padiglione di legno che funge da aula assembleare.
Shangri- Là, la Disneyland tibetana
Lasciamo lo Yuannan interno e raggiungiamo il nord, al confine con la provincia dello Sichuan. Trascorreremo due giorni a Shangri-Là, nella prefettura autonoma di Diqing, in un’area di cultura tibetana. Il nome è di fantasia ed è ispirato al mito letterario di Lost Horizon. In precedenza si chiamava Zhongdian, una contea abitata in gran parte da popolazioni tibetane Khampa, economicamente povera e isolata fino agli anni ’90.
Nel 2001 il governo cinese, con finalità discutibili ̶ in netto contrasto con quanto avvenuto nel piccolo villaggio di Azheke ̶ avviò un programma di massicci investimenti, tra cui strade, ferrovia e aeroporto, che hanno reso Zhongdian una sorta di “Disneyland tibetana”, elevandola successivamente, nel 2014, a città-contea.
Il governo ha così rimodellato un’area remota in una destinazione turistica internazionale, attraverso un’operazione di branding territoriale, con elementi culturali “messi in scena” e architetture ricostruite e stilizzate, soprattutto dopo il terribile e devastante incendio del 2014.
L’effetto finale è stato quello di esibire una cultura tibetana in parte deformata e occidentalizzata, integrata, normalizzata e controllata all’interno del sistema nazionale, neutralizzando potenziali tensioni e riducendone l’identità a qualcosa di estetico, turistico e non conflittuale.
Alla fine del viaggio
Ne emerge una logica di “due pesi e due misure”, dettata da esigenze politiche di controllo delle minoranze etniche e di gestione preventiva delle tensioni. Il sistema cinese contemporaneo può essere, dunque, interpretato come una configurazione multidimensionale i cui si intrecciano:
- una struttura politico-istituzionale centrata sul monopolio del Partito Comunista Cinese (monopolio della rappresentanza politica, fusione tra Partito e Stato, funzione di direzione strategica);
- un modello di economia politica riconducibile al capitalismo di stato (economia di mercato inserita in una cornice di controllo statale, forte capacità di pianificazione e indirizzo);
- un’ideologia nazionalista con funzione di legittimazione (coesione interna, legittimazione del potere del Partito, rinascita nazionale);
- una tradizione culturale e normativa radicata nel pensiero di Confucio (fonte di valori, base di norme sociali, risorsa culturale).
In questa solida e ben strutturata piramide politica-economica-sociale e culturale, trovano spazio e coerenza, seppur in forma ambivalente, sia il Piano Azheke che il modello Shangri-Là.








