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Da Amsterdam al Mauritshuis: un viaggio in solitaria tra città, arte e memoria

di Lorenzo Margutti

Le foto sono di Lorenzo Margutti

Le cartoline provengono dall’archivio della Società Geografica Italiana

Keizersgracht,2016

Amsterdam è una città che si lascia capire mentre la attraversi, soprattutto se lo fai a piedi e da solo. Il mio viaggio è durato sette giorni, abbastanza per non limitarmi a vedere i luoghi principali, ma per comprenderne il funzionamento, la struttura e il senso storico.

Keizersgracht di notte

Fin dall’arrivo è evidente che Amsterdam nasce e cresce sull’acqua: oltre cento chilometri di canali, circa millecinquecento ponti e un impianto urbano progettato nel Seicento, durante il Secolo d’Oro olandese, quando la città era uno dei principali centri commerciali e finanziari d’Europa. Camminare qui significa seguire una logica precisa, fatta di cerchi concentrici, collegamenti continui e spazi pensati per convivere con l’acqua, non per dominarla.

Piazza Dam, 2016
Keizersgracht, 2016

Il primo orientamento passa inevitabilmente da Piazza Dam, vero punto zero della città. Qui il Palazzo Reale, nato come municipio nel XVII secolo, racconta il ruolo centrale della borghesia mercantile nella storia olandese, mentre la piazza continua a essere un luogo di passaggio e incontro, attraversato ogni giorno da residenti, turisti, tram e biciclette.

Da Dam ci si inoltra naturalmente verso i canali della Grachtengordel, oggi Patrimonio UNESCO, dove Herengracht, Keizersgracht e Prinsengracht mostrano una città progettata per il commercio e per la vita quotidiana: case strette, spesso inclinate in avanti, dotate di travi sporgenti per il sollevamento delle merci, magazzini trasformati in abitazioni, ponti che scandiscono il ritmo urbano.

Essere solo ha reso più evidente tutto questo. Senza un programma rigido, Amsterdam si è rivelata nei dettagli: nei riflessi dell’acqua, nel silenzio improvviso di alcune strade, nella naturalezza con cui passato e presente convivono.

Keizersgracht. Foto di gruppo

Eppure il secondo giorno, quello del mio compleanno, ha cambiato subito il tono del viaggio. In modo del tutto spontaneo ho incontrato tre ragazze con cui ho finito per passare gran parte della giornata e della serata. È stato un episodio semplice ma significativo, perché racconta bene il carattere della città: aperta, informale, capace di favorire l’incontro. Festeggiare il compleanno lontano da casa, in una città straniera, ha trasformato un viaggio solitario in un’esperienza condivisa, dimostrando che viaggiare da soli non significa isolarsi, ma essere disponibili a ciò che accade.

Nei giorni successivi ho continuato a esplorare Amsterdam con lo stesso approccio. La Casa di Anne Frank, sul Prinsengracht, è stata una delle tappe più intense. Non è solo un museo, ma un luogo di memoria che restituisce in modo diretto la quotidianità della persecuzione: spazi ristretti, silenzi pesanti, oggetti semplici che raccontano una storia universale. Il diario di Anne Frank, scritto proprio in quelle stanze, continua a essere uno dei testi più importanti del Novecento europeo, e visitare la casa permette di collocarlo in uno spazio reale, concreto.

Rijksmuseum, 2016
Rijksmuseum, 2016

Dal punto di vista culturale, la città concentra una parte fondamentale della propria identità nella zona di Museumplein. Il Rijksmuseum non è soltanto il museo nazionale, ma un grande racconto visivo della storia olandese: la pittura del Secolo d’Oro, con Rembrandt e Vermeer, convive con oggetti legati alla vita quotidiana, alla scienza, alla navigazione e al commercio.

Museo di Van Gogh. Autoritratto di Van Gogh, 2016

Poco distante, il Van Gogh Museum permette di seguire in modo cronologico l’evoluzione artistica e umana di Vincent Van Gogh, mostrando quanto l’arte, nei Paesi Bassi, sia stata anche uno strumento di indagine interiore. Accanto ai musei, il Vondelpark svolge una funzione essenziale: è il principale spazio verde della città, luogo di incontro e di pausa, simbolo di una progettazione urbana attenta alla qualità della vita e alla mobilità sostenibile.

Uno dei momenti centrali del viaggio, però, è stato quello che mi ha portato fuori da Amsterdam. Durante la settimana ho deciso di prendere un treno e raggiungere L’Aia, sede delle istituzioni politiche olandesi e città storicamente legata alla diplomazia internazionale. Qui si trova il Mauritshuis, un museo di dimensioni contenute ma di importanza capitale, perché custodisce alcuni dei capolavori assoluti della pittura olandese del XVII secolo.

Mauritshuis. La ragazza con l’orecchino di perla

Tra questi, La ragazza con l’orecchino di perla di Johannes Vermeer e La lezione di anatomia del dottor Tulp di Rembrandt. Vedere dal vivo La ragazza con l’orecchino di perla significa confrontarsi con un’opera che ha superato da tempo i confini della storia dell’arte per diventare un’icona culturale. Il dipinto è più piccolo di quanto ci si aspetti e proprio per questo costringe ad avvicinarsi, a rallentare. La luce che colpisce il volto, l’orecchino che riflette lo sguardo, l’espressione sospesa tra sorpresa e silenzio raccontano una pittura intimista, tipica di Vermeer, capace di trasformare un momento quotidiano in qualcosa di universale.

Mauritshuis. Lezione di anatomia del dottor Nicolaes Tulp

Poco distante, La lezione di anatomia del dottor Tulp offre un contrasto netto ma complementare: Rembrandt rappresenta un evento scientifico reale, una dissezione pubblica, mostrando l’intreccio tra arte, scienza e società nel Seicento olandese. Il corpo, i volti concentrati dei medici, la luce che guida lo sguardo raccontano una società in cui la conoscenza scientifica diventa spettacolo e progresso. Insieme, queste due opere spiegano molto dell’Olanda del tempo: intima e razionale, domestica e scientifica, attenta al dettaglio ma proiettata verso il futuro. Inserire questa tappa nel viaggio ha dato profondità all’intera esperienza. Tornare ad Amsterdam dopo L’Aia ha reso più chiaro il contesto culturale in cui la città è cresciuta. I mercati come il Bloemenmarkt, unico mercato dei fiori galleggiante al mondo, raccontano l’importanza economica e simbolica del fiore nella storia olandese; quartieri come il Jordaan mostrano la trasformazione da area popolare a spazio creativo; i canali continuano a essere la vera ossatura della città, oggi come quattro secoli fa. Dopo sette giorni, Amsterdam rimane come un racconto stratificato, fatto di informazioni storiche, opere d’arte, incontri inattesi e lunghe camminate in solitaria. È una città che non si impone, ma si spiega passo dopo passo, a chi ha il tempo e la curiosità di attraversarla davvero.

Approfondimenti

 Tre film

  • Public Works (A Noble Intention) – Film (2015)
  • Documentari e serie d’arte su Rembrandt, Vermeer e il Secolo d’Oro olandese – disponibili in varie piattaforme (BBC, Arte, History Channel)
  •  Paul Verhoeven, Fiore di carne (1973)-Film

Libri e romanzi

  • Tracy Chevalier (1999), La ragazza con l’orecchino di perla
  • Anna Frank (1947), Diario di Anna Frank
  • Lonely Planet, Amsterdam. Guida di viaggio, Lonely Planet Italia
  • Marco Polo, Amsterdam, Marco Polo Travel Guides.