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Pubblicato il: 16 maggio 2020 alle 7:26

Libero come la Natura. Orazio Antinori: scienziato, avventuriero, romantico

Marco Martire
Orazio Antinori

Orazio Antinori

Di nobili natali, Orazio Antinori nacque il 23 ottobre 1811 a Perugia, dal marchese Gaetano e da Tommasa Bonaini. Sin dalla più tenera età, il giovane Orazio mostrò una tempra vivace, ribelle e irrequieta, che gli creò non pochi problemi al collegio benedettino dell’Abbazia di San Pietro, dal quale ne usciva nel 1828 senza aver conseguito alcun diploma.

Poco interessato ad una formazione classica, Antinori venne attratto sin da subito dalle scienze naturali: per un decennio si dedicò, nella città natale, alla collezione e all’imbalsamazione degli uccelli, arrivando a comporre una ricca raccolta di cui poi fece dono all’università.

Su quell’animo appassionato e combattivo agì il 1848, con i suoi fermenti e i suoi epocali eventi: fervente patriota, partecipò attivamente all’organizzazione dei moti democratici; una serie di cospirazioni e manovre che portarono alla fuga di Pio IX e alla creazione della Repubblica romana, nella cui Costituente Antinori fu eletto come deputato.

Per quell’ideale laico di giustizia e libertà, il marchese combatté valorosamente, distinguendosi come tiratore scelto durante la disperata difesa della Repubblica assediata dai papalini, le cui fila erano ben rimpinguate dalle truppe francesi. All’indomani della caduta della Repubblica, il nome di Orazio Antinori faceva la sua comparsa sulle liste di proscrizione francesi; inevitabile fu per lui la fuga.

E proprio da esiliato inizia la sua storia come esploratore e avventuriero: spinto dalla fame e dalle necessità, ripiegò inizialmente in Grecia, precisamente ad Atene, dove si occupò anche di ricerche minerarie; poco dopo fece rotta verso Istanbul e Smirne. Dalla città turca compì numerosi viaggi, tutti animati da un incessante voglia di conoscenza che lo spinse fin nel cuore dell’Anatolia, poi Siria, Càndia, Cipro e Malta.

La riscossione dell’eredità paterna, nel 1858, tolse Antinori dalla continua minaccia dell’indigenza; la tanto agognata indipendenza economica gli regalò la possibilità di espandere ancor di più il suo orizzonte: l’Africa gli rivelò un nuovo mondo di avventure e scoperte. Antinori si trasferì in Egitto, poi in Sudan e a Khartum; qui conobbe tanti altri viaggiatori europei, molti dei quali impegnati in vivaci commerci di avorio, piume di struzzo, caffè e altro ancora.

Carta delle sorgenti occidentali del fiume Bianco (Nilo superiore) 1860

Carta delle sorgenti occidentali del fiume Bianco (Nilo superiore) 1860

Nel 1860, sempre da Khartum, nacque la prima grande impresa del marchese, accompagnato dal lucchese Carlo Piaggia e dal savoiardo Alessandro Vayssière: una grande spedizione verso il cuore nascosto del continente, seguendo il corso del Nilo Bianco. La loro meta era la “Terra dei Niam-Niam”, popolazione fino ad allora avvolta nel più fitto mistero di un mondo arcaico, quasi ancestrale. Tuttavia, molte delle grandi esplorazioni del tempo andavano incontro a diversi intoppi e contrattempi che molto spesso ne decretavano il prematuro naufragio. Incerti erano ancora i passi della geografia e degli esploratori sulle cui gambe aveva da poco cominciato a scoprire gli angoli più reconditi del mondo. Giunti a Nguri, i tre sodali furono costretti a rinunciare all’impresa, a cause delle perigliose condizioni climatiche.

Vero è che Antinori fu il primo, tra i pionieri italiani, ad affrontare la spedizione del continente africano armato di buone competenze nelle scienze naturali, essendo inoltre capace di documentare direttamente, grazie alle sue ricche collezioni, la propria opera. Fu per queste sue qualità che, nel giro di un paio di anni, il marchese era assurto a rinomato personaggio e punto di riferimento per tutti gli esploratori italiani: la passione naturale del suo carattere liberale e avventuriero si univano, in lui, in una straordinaria capacità di analisi.

Disegno dall'Album di Orazio Antinori sul viaggio in Tunisia (1866)

Disegno dall’Album di Orazio Antinori sul viaggio in Tunisia (1866)

Nel 1861 finì il suo primo, ma già straordinario, odisseico viaggio: informato di come fosse mutata la situazione politica nazionale, Antinori riprese la strada di casa e si stabilì a Torino, prima capitale del neonato Regno d’Italia. Qui cedette allo Stato, per la somma di 20.000 lire, la sua doviziosa raccolta ornitologica. Due anni più tardi si iscrisse alla Massoneria, nella quale dovette vedere un’applicazione di quegli ideali romanticamente progressisti che avevano animato la sua vena combattiva di repubblicano.

Anche all’interno dei nuovi confini nazionali, il marchese continuò a spostarsi, seguendo la sede della capitale italiana; nel 1867, quindi, arrivò a Firenze. Proprio qui conobbe Cristoforo Negri e Cesare Correnti, con i quali fondò la Società Geografica Italiana, di cui divenne il primo Segretario generale.

La vita sedentaria e amministrativa di un uomo istituzionale non era però nel cuore e nella natura di Antinori: nel 1869 era già pronto per ritornare in Egitto, dove fu inviato come rappresentante ufficiale del governo italiano all’inaugurazione del Canale di Suez: una cerimonia solenne, che rimarcava l’importanza di quella che fu un’opera capitale per l’uomo e la sua storia.

Dal 1870, per il già quasi sessantenne Orazio, incominciò un nuovo e febbrile periodo di viaggi ed esplorazioni: insieme con Odoardo Beccari ed Arturo Issel, partì dalle coste del Mar Rosso per inoltrarsi nella terra dei Bogos, nell’attuale Eritrea, dove rimase, solo, fino all’arrivo di Carlo Piaggia.

I membri della spedizione in Tunisia 1875. Con la barba bianca, a destra, Orazio Antinori

I membri della spedizione in Tunisia 1875. Con la barba bianca, a destra, Orazio Antinori

Nel 1875 si recò nuovamente in Tunisia; un viaggio che ebbe anche serie ripercussioni nel campo scientifico, poiché, grazie alle rilevazioni fatte, contribuì a dimostrare l’impraticabilità del progetto francese del mare interno sahariano.

L’esplorazione dell’Africa, dei suoi luoghi più reconditi e più lontani dallo sguardo europeo, divenne lo scopo fondamentale della vita del marchese: il coronamento di questo sogno si realizzò nel 1876, quando la Società Geografica lo nominò Responsabile della Grande Spedizione ai Laghi Equatoriali: a sessantacinque anni, il marchese dimostrava di essere ancora un indomito, un pioniere, un cercatore di meraviglie; uno di quegli uomini, un po’ scienziati un po’ poeti, che conferivano quella vena di creativa follia a una geografia che, come disciplina, si andava strutturando proprio in quegli anni.

Il 7 marzo 1876, dunque, Antinori, con l’ingegnere Giovanni Chiarini e il preparatore Lorenzo Landini si imbarcò sulla nave “Arabia”, in direzione dell’Abissinia: è una storia di regni lontani, immersi nel verde fitto delle foreste equatoriali, o sferzati dai venti del deserto abbagliante; di popolazioni enigmatiche e ignote; di avventure spesso eroiche, a volte tragiche.

Soprattutto, è la storia di un fallimento.

Gli intoppi non tardarono a manifestarsi: oltrepassato il Canale di Suez, dopo aver solcato il Mar Rosso nella sua interezza, l’“Arabia” approdò nel porto di Aden, sito lungo la costa Sud-Ovest della Penisola arabica, da dove ripartì per attraccare, dopo tre giorni di lenta navigazione, nel porto di Zeila, nella Somalia settentrionale. Qui la spedizione fu costretta a stazionare più di un mese, a causa di diversi problemi organizzativi, aggravati dall’ostilità delle autorità del posto.

Carta dell'Africa col tracciato delle ultime esplorazioni 1877

Carta dell’Africa col tracciato delle ultime esplorazioni 1877

Finalmente, la spedizione poté riprendere il suo corso, con una carovana composta da settanta dromedari e centoventicinque casse di materiali tra i più disparati. La destinazione era il Regno di Shewa, storica regione dell’Etiopia. Gli esploratori italiani attraversarono i vasti territori desertici e montuosi che facevano da casa alle tribù pastorali degli Adal e Afar, dove incontrarono ogni sorta di asperità, dovute al clima impietosamente torrido e ai sospetti di popolazioni poco use alle visite degli occidentali. Antinori e compagnia riuscirono infine a raggiungere la valle del fiume Awash, dove tra le pieghe di una vegetazione folta e selvaggia poteva annidarsi ogni sorta di pericolo. Nella notte del 26 agosto, nonostante il fiume fosse irrequieto e in piena, la spedizione fu costretta ad attraversarlo per sfuggire ad un possibile agguato degli Adal. Il risultato fu disastroso: gran parte del materiale s’inabissò nelle acque, comprese le casse che contenevano la preziosa strumentazione tecnico-scientifica.

Sguarniti, alla deriva, ma ancora non piegati, gli esploratori raggiunsero Ankober, allora capitale del Regno di Shewa; qui Antinori conobbe un uomo con cui si legò per il resto della vita: il re in persona, Menelik II. Il giovane sovrano e l’anziano marchese svilupparono un’intesa che si mutò ben presto in amicizia; proprio grazie ad essa, e in seguito a una sventurata battuta di caccia che gli mutilò la mano destra, al naturalista perugino fu concessa la possibilità di trascorrere la convalescenza in una località dal clima salubre, stesa lungo i fianchi orientali dell’altopiano dello Shewa: Lét Marefià.

Qui Menelik donò ad Antinori un ottimo appezzamento di terreno dove costruire la Stazione Geografica Italiana: Lét Marefià si trasformò, dunque, nel più importante punto di riferimento per tutti gli esploratori e scienziati a venire.

La permanenza in questa regione sperduta, che si protrasse dal 1877 fino alla sua morte, avvenuta nel 1882, fu riempita dal marchese con un’attività incessante: alla cura della costruzione della Stazione si alternarono considerevoli osservazioni naturalistiche, le quali si concretizzarono in abbondanti collezioni zoologiche, insieme a continue missioni esplorative in diverse regioni dello Shewa. Posti immacolati, sconosciuti e straordinari furono raggiunti dall’occhio curioso di Antinori: le selvagge gole del fiume Jumur, gli altipiani brulli dove dimorava la tribù ignota degli Hadda Galla, le lussureggianti e virenti foreste montane di Fekheriè-Ghèmb, le creste scoscese dell’Emmemret.

Antinori non raggiunse mai il suo obiettivo; i Grandi Laghi Equatoriali rimasero un’illusione lontana, ma tutto quel che scoprì durante il tragitto fu di importanza capitale per lo sviluppo della conoscenza geografica degli europei.

Una traccia bellissima e brillante di quel che vide e studiò resta nella copiosa produzione documentaria del marchese, tutt’oggi gelosamente conservata negli archivi della Società Geografica Italiana.

Disegno di Antinori dal Libretto di note e schizzi geografici (Africa Orientale 1881)

Disegno di Antinori dal Libretto di note e schizzi geografici (Africa Orientale 1881)

È una collezione dal valore storico ancora intatto, sulla quale svettano i tre taccuini dove il naturalista annotò minuziosamente ogni sua rilevazione e impressione: sono manufatti la cui bellezza impareggiabile è dovuta anche all’elevato numero di disegni grazie ai quali il marchese ci prende per mano e ci trascina, ancora oggi, nella sua avventura unica e irripetibile.

Scienziato, umanista, artista: il marchese rappresentò l’homo novus della geografia rampante di fine Ottocento. Un uomo incapace di fermarsi, di frenare il suo bisogno di conoscenza ed esplorazione; un uomo a cui fu sempre chiara la sua scelta:

Meglio cento volte la tenda del beduino, meglio il dorso del cammello, meglio la continua lotta e la sublime incertezza dell’indomani… io voglio morire in Africa, libero come la Natura.

E ancora lì il marchese sognatore riposa: in Africa, vicino alla sua Stazione Scientifica, protetto dall’ombra grande di un sicomoro.

Nel viaggio di Orazio Antinori

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Per approfondire:

Ambrogi S., Un Arabo perugino. Vita e viaggi di Orazio Antinori in Egitto e nell’Etiopia di Menelik, Torino, Eri, 1992;
Antinori O., Viaggio nel Bogos, Roma, Società Geografica Italiana, 1887;
Barili A. [et. al], Lét Marefià. Il luogo dove riposano i sapienti, Perugia, ali&no editrice, 2010;
Fusco N. (a cura di), Orazio Antinori: viaggiatore, naturalista, esploratore in terre d’Africa, Genova, Brigati, 2011;
Michieli A. A., Orazio Antinori, Torino, Paravia, 1941;
http://www.archiviofotografico.societageografica.it/index.php?it/183/orazio-antinori-perugia-1811-let-marefi-etiopia-1882 (link alla scheda di Antinori in Archivio fotografico);
http://www.archiviofotografico.societageografica.it/index.php?it/182/spedizione-della-societ-geografica-italiana-in-tunisia-1875 (link alla Spedizione della Società Geografica in Tunisia del 1875 in Archivio fotografico);
http://www.archiviofotografico.societageografica.it/index.php?it/219/spedizione-italiana-in-africa-ai-laghi-equatoriali-1876-1882 (link alla Spedizione ai Grandi Laghi Equatoriali del 1876 in Archivio fotografico).